Stati Generali del no profit e della solidarietà – I Edizione – 21 febbraio 2018

Un tempo la filantropia corrispondeva alla beneficenza fine a se stessa, oggi il terzo settore assume sempre di più un approccio di tipo manageriale, attraverso il collegamento tra diversi soggetti, alcuni dei quali provengono dal mondo dell’impresa.

Durante il convegno “La prima edizione degli Stati generali del no-profit e della solidarietà”, tenutosi giovedì 21 febbraio in Via Torricelli 37 e organizzato dall’Associazione Verona Network, è stato affrontato il tema dell’evoluzione del terzo settore, caratterizzata dal passaggio da enti passivi ad enti propositivi che operano in rapporto sinergico con le cooperative sociali e il pubblico.

Oggi in particolare diventa sempre più necessaria la relazione tra le fondazioni e le cooperative sociali per ottenere un impatto efficace ed efficiente sul territorio. L’intento dell’incontro è stato proprio quello di «pubblicare un dialogo, ormai diffuso, tra realtà diverse all’interno del nostro tessuto socio-economico», come ha dichiarato Riccardo Tessari, ricercatore dell’Università di Verona. La relazione necessaria, prosegue Tessari, si inserisce in un processo di responsabilizzazione tra imprese tradizionali e no profit e il mondo dell’associazionismo: «Le prime si stanno rendendo conto che il loro impatto non può essere rivolto solo a produrre profitto, ma deve essere indirizzato a creare valore socio-economico e ambientale per la comunità da cui traggono le risorse per alimentare le loro attività economiche, d’altro canto le cooperative sociali tendono a costruire organizzazioni e strutture più efficienti».

Nel mondo del no profit si assiste quindi ad un cambiamento di paradigma in cui l’ente non elargisce più donazioni fini a se stesse, ma promuove progetti in grado di produrre rendimenti, attraverso lo scambio di energie: «Ci troviamo in una logica di obiettivi condivisi che devono portare ad azioni condivise e ad un impatto che non è più del singolo soggetto, ma di una comunità che agisce assieme per il territorio» ha dichiarato Giorgio Mion, Professore di Economia aziendale all’Università di Verona. «Il superamento dei limiti del passato, quindi l’isolamento degli enti erogatori e la divisione tra questi e le associazioni con capacità operativa è la prospettiva per il futuro».

Non solo enti no profit, ma anche il mondo dell’impresa può trarre guadagno operando nel terzo settore: «Se vogliamo generare cambiamento, migliorare le condizioni di vita delle persone non solo più fragili, bisogna pensare alle imprese sociali, ma anche a quelle tradizionali, come agenti di cambiamento sociale»afferma Mion.

Adriano Tomba, Segretario generale della Fondazione Cattolica Assicurazione, sull’importanza della condivisione di competenze tra soggetti diversi che fanno rete, dichiara: «È importante l’unione di intenti, di idee e di progettualità, senza lasciare indietro il soggetto pubblico. Non possiamo dire che possiamo farcela da soli con le fondazioni, altrimenti non diventeremo mai diffusi».

Sull’importanza delle relazioni si pronuncia Marco Ottocento, Presidente della cooperativa sociale Vale un Sogno: «Credo nella connessione con le fondazioni di erogazione. Noi siamo un’opportunità per loro perché stiamo sposando la stessa dinamica. Non mi sento più assistito, ma parte attiva. È importante darsi una mano: le fondazioni dovrebbero dare le risorse, essere generative, coinvolgere anche il mondo delle imprese. L’economia muove il mondo e il nostro fare economia diversa può fornire idee interessanti anche per il mondo profit». E conclude chiosando: «Operare assieme al mondo profit, ma profit inteso per il bene comune».

Di seguito ulteriori dichiarazioni dei relatori presenti al convegno:

Rita Ruffoli – Segretario generale della Fondazione San Zeno

La nostra fondazione da sempre si pone in un atteggiamento di ascolto, non possiamo fornire la risposta, ma possiamo mettere a disposizione i mezzi e dare delle opportunità. Solo attraverso l’ascolto e ponendoci vicino possiamo raggiungere dei risultati ed essere dei buoni compagni di viaggio. Attraverso la formazione della rete “Disegnare un futuro”, bando con la fondazione Cariverona, chiamiamo a raccolta chi vuole partecipare a queste riflessioni per individuare un percorso di lavoro fatto su misura per chi ne ha bisogno.

Fabio Dal Seno – Presidente della Fondazione della Comunità veronese

Siamo contenti quando vengono a trovarci le cooperative sociali e le associazioni, ma lo siamo ancora di più quando abbiamo la possibilità di andare a vedere le realtà dal vivo: territorio e relazioni prima di tutto, non solo sui bisogni. La cultura del dono passa attraverso a chi ha la possibilità di donare, quindi instaurare delle relazioni tra chi dona e chi ha bisogno di essere aiutato, anche nell’intrapresa sociale.

Anna Fiscale – Presidente della Cooperativa sociale Progetto Quid

Crediamo in un modello di contaminazione tra profit e no profit dove si crea un progetto comune che risponde alle esigenze del mondo dell’impresa e in cui viene valorizzata la persona. Attraverso la possibilità per le imprese di assumere parte del personale con invalidità si attua la cosiddetta formula di collaborazione “we win” in cui sia la persona fragile, attraverso il lavoro, sia l’impresa e sia la cooperativa sociale traggono benefici. E questa sinergia è vincente.

Linda Croce – Presidente della Cooperativa sociale Azalea

C’è un’evoluzione di sistema per andare incontro all’efficienza e all’efficacia: ci stiamo concentrando sulla comunicazione perché crediamo che imparare a comunicare meglio sia l’antidoto migliore contro la cattiva reputazione. Abbiamo due progetti da inaugurare per la primavera del 2019: un poliambulatorio medico nel territorio di Sona e un’osteria di comunità nel cuore della Valpolicella che cercherà di mettere insieme il buon cibo, il buon vino, il territorio, i produttori locali, l’inclusione lavorativa attraverso il portierato sociale e quindi lo sviluppo della comunità.

Luigi Martari- Direttore della Cooperativa sociale “I Piosi”

Quest’anno è prevista una serie di progetti laboratoriali che possono sviluppare competenze, capacità e autonomie di persone in situazioni di disabilità. In particolare, con la Fondazione Cattolica e insieme ad un’altra cooperativa, quindi lavorando in rete, daremo vita ad una serra, con un laboratorio di produzione e vendita di piante e fiori, gestito direttamente da persone in situazioni di disabilità. Vorremmo che diventasse un centro di condivisione e di partecipazione della comunità. Un altro progetto riguarda i neet, i giovani che non studiano e non lavorano, nell’ambito della ristorazione: “OH”, cioè “Opportunity Hub”, si propone di attivare percorsi di formazione e inserimento lavorativo, partendo dalle esigenze delle aziende.

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