Un disturbo del movimento che ha le caratteristiche di un movimento volontario, in quanto scompare con la distrazione, ma viene percepito come involontario. L’Università di Verona ha condotto uno studio per una nuova tecnica riabilitativa che cura il problema. Tinazzi (docente di Neurologia): “Importante capire che si tratta di meccanismi neurobiologici e non psico-sociali”

Tremori, contrazioni o spasmi muscolari, avvertiti come movimenti involontari. Si tratta di disturbi neurologici che fino ad oggi sono stati trascurati o comunque gestiti in modo inappropriato. L’università di Verona da anni porta avanti uno studio che, in sostanza, propone un approccio multisciplinare su questi disturbi, dalla neurologia alla psicologia. I segni clinici mostrati da chi ne soffre, hanno infatti caratteristiche molto simili ai movimenti volontari, in quanto possono essere risolti con il placebo o attraverso la distrazione dei pazienti. E proprio per questo i pazienti stessi non venivano creduti, e indirizzati erroneamente, secondo il docente di Neurologia dell’Università di Verona Michele Tinazzi, dallo psichiatra.

Per parlare della situazione a Verona, Tinazzi fa sapere che la città è centro coordinatore italiano di un registro nazionale a cui partecipano 22 centri, e in sei mesi sono stati reclutati 300 pazienti.