Di sacchetti del pane vuoti e di gioie piene

Silvia Carletti, educatrice, formatrice, clown, porta avanti sul territorio veronese dei corsi sulla gioia, per imparare come comunicare in maniera gioiosa con sé e con gli altri.

Genitori felici, bambini felici. Un detto a cui i genitori, a volte esasperati dalle richieste dei figli, faticano a credere. Bastasse quello, viene da dire, mentre si lotta con l’ennesima scenata del proprio bambino davanti alla corsia dei dolci al supermercato. Eppure funziona. Un approccio gentile, gioioso, ai piccoli (e grandi) problemi della vita, aiuta a risolvere crisi, offrendo strumenti per affrontarle in modo diverso.

A dirlo sono non solo pedagogisti e studiosi, ma anche l’esperienza quotidiana della vita in famiglia, alle prese con 3 figli, di Silvia Carletti, una laurea in scienze dell’educazione e una in accompagnamento al malato terminale, conclusasi con una tesi sull’efficacia della gioia sulla malattia, clown (nome d’arte, Pistacchio), fondatrice insieme ad altri colleghi dell’Associazione OPS Clown (Onlus Per il Sorriso).

Un personaggio eclettico e difficilmente “catalogabile” che, tra corsi alla scuola di circo, lauree universitarie, esperienze di volontariato tra i bambini di strada brasiliani e tra le corsie dei principali ospedali italiani, ha dedicato buona parte del suo percorso allo studio della gioia e alle sue “applicazioni” pratiche. Sì, perché – sostiene Silvia – la gioia si può imparare. E si può trasmettere all’altro – figlio, marito, studente, vicino di casa che sia – contribuendo a risolvere crisi, senza urli o rimproveri.

«Unendo i miei percorsi formativi e personali – perché tutto parte da una ricerca personale, dal mio bisogno di stare bene e di far stare bene la mia famiglia – ho dato vita a questi “corsi della gioia”, nei quali a una parte teorica, basata sugli studi, tra gli altri, di Maria Montessori, Jacques Le Coq e del brasiliano Paulo Freire, unisco una parte pratica e di confronto. Tengo corsi per educatori, per genitori, ma anche per persone “comuni”».

Dai suoi incontri passano poliziotti, preti e perfino parrucchieri, «che si sa, devono essere un po’ psicologi!», così come persone che hanno affrontato un lutto.  Nel caso dei corsi pensati per i genitori, per esempio, Silvia spiega, tra l’altro, come fare magie con oggetti di uso comune, per avere sempre a portata di mano uno strumento con cui “praticare” la gioia. Un banalissimo sacchetto del pane può trasformarsi in un oggetto magico, capace di “catturare” la rabbia o la tristezza del proprio bambino. «Davanti a un momento di crisi, si può chiedere al bambino di gettarvi dentro i sentimenti che lo fanno stare male. Si può guardare la rabbia racchiusa là dentro, si può colorare il sacchetto, ci si può giocare. Non si tratta di distrarre il bambino da quel sentimento, ma di aiutare a elaborarlo in un modo diverso, a prenderne coscienza. Diventa un allenamento importante anche per il futuro».

Non a caso, “trucchi” come questo funzionano anche con gli adulti. «Un giorno ho calmato due signore che litigavano per la fila all’ufficio postale, grazie al mio sacchetto del pane!» racconta Silvia ridendo. Durante i suoi corsi sulla gioia, in realtà, si piange anche.  «Non si può parlare di gioia senza prendere in considerazione anche altre emozioni, come rabbia, tristezza, dolore. Percorsi come questo vanno a scavare, a far emergere emozioni che cerchiamo di tenere a freno, ma che devono esprimersi» spiega. «Il mio percorso nella clownerie ha salvato me stessa, prima di tutto» conclude. «Mi ha aiutata a trovare modi efficaci per gestire l’ansia. Ho imparato che esistono strumenti semplici, a portata di tutti, per affrontare meglio la vita, ed è bello poter condividere questa presa di coscienza con gli altri, perché siamo tutti sulla stessa barca, vogliamo tutti stare meglio. Sono spunti, un “semino” che lancio e che poi gli altri fanno proprio, e che si evolve nel tempo, adattandosi alle nuove sfide che la vita – e i nostri figli! – ci mettono davanti».

 

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