Nando Dalla Chiesa: non chiamatemi professore

Lo scrittore e docente universitario ha presentato a Verona il suo libro sulle gioie dell’insegnamento.

Lo scorso venerdì 8 marzo alle 20.45 l’associazione Prospettiva Famiglia ha promosso un incontro con Nando Dalla Chiesa. Il noto sociologo, Presidente onorario di Libera, ha presentato il suo libro Per fortuna faccio il prof., dialogando con la prof.ssa Ilaria Rodella. L’appuntamento si è tenuto presso l’Istituto Aldo Pasoli, nell’ambito del progetto Incontro con gli autori, la letteratura e il giornalismo rivolto a educatori, giovani e cittadinanza.

Edito da Feltrinelli, il saggio racconta la passione per l’insegnamento universitario e le sfide che il mondo accademico offre ogni giorno. Dalla Chiesa è docente di sociologia della criminalità organizzata all’Università degli studi di Milano. Ha sottolineato come per lui sia un privilegio incontrare le nuove generazioni e accompagnare i propri studenti in un percorso di studio e di vita. Non ama farsi chiamare professore, troppo formale. Da qui il titolo del suo libro: il termine prof. raccoglie, secondo Dalla Chiesa, quel giusto miscuglio di affetto e di rispetto che deve caratterizzare il rapporto con i ragazzi.

Uno dei meriti della sua carriera accademica è il progetto Università itinerante: ogni anno Dalla Chiesa porta circa 50 studenti del suo corso ad approfondire il fenomeno mafioso nei luoghi che ne sono storicamente più segnati. Si tratta di un’occasione per sviluppare le potenzialità dei giovani sul campo, fuori da un’aula universitaria. I partecipanti sono stimolati ad apprendere insieme, in un dialogo costante, per conoscere e quindi combattere il nemico (la mafia).

Nando Dalla Chiesa ha attraversato gli ultimi 40 anni di storia del nostro Paese come sociologo e professore, ma anche come consigliere del Comune di Milano e parlamentare per 3 legislature. Tra i valori che accompagnano da sempre il suo lavoro spicca quello della democrazia intesa come stesso metro di misura, capace però di tener conto delle caratteristiche di ognuno. Altro filo rosso del suo impegno sociale è l’importanza della memoria, che serve a creare cultura e ad evitare eventi dolorosi.

Ciascun cittadino può impegnarsi in prima persona, non è necessario ricoprire ruoli di potere o di prestigio. Un primo passo è dimenticare l’atteggiamento di tolleranza verso lo scorretto e il falso. Non bisogna mai cedere alla tentazione di girarsi dall’altra parte, ma restare vigili e nutrire così la nostra volontà di cambiamento.