Migupottery e della dolce terapia della ceramica

In via Pigna da dicembre c’è un negozio che è un piccolo laboratorio di bellezza fatta a mano. Con cura artigiana, qui Myriam Guglielmi crea in ceramica oggetti di poesia quotidiana.

Nel tempo della nostra chiacchierata osservo Myriam dare forma a dell’argilla, maneggiata con delicatezza, senza fretta. Quando me ne vado, il tocco esperto di Myriam l’ha trasformata in tazzine. «Ora serve solo aspettare che si asciughino per poter continuare» mi dice Myriam, l’appassionata padrona di casa da Migupottery, mentre posa quegli oggetti che fino a qualche ora fa non esistevano. «Credo sia questo l’aspetto più importante del mio lavoro come artigiana: avere rispetto del tempo, saper aspettare e rispettare i tempi della ceramica, per poter realizzare degli oggetti che dureranno».

Torniamo a parlare di tempo quando le chiedo come nasce Migupottery: una quindicina di anni fa, quando Myriam lavora come operatrice presso una cooperativa che offre aiuto a donne in difficoltà. In quel periodo, la ceramica è ancora solo il passatempo che si ritaglia oltre le ore di lavoro, nel suo laboratorio casalingo. «È nato tutto un po’ per caso: all’epoca stavo facendo un corso per diventare operatrice shiatsu. Nelle mie ricerche, scopro che ai maestri shiatsuka viene spesso consigliato di lavorare la ceramica per aumentare la sensibilità tattile. Dopo i primi fondamentali corsi con il maestro ceramista Andrea De Paoli, e poi negli anni i primi mercati dell’artigianato a Verona e poi in giro per l’Italia, solo dicembre 2018 arriva la decisione di fare di questa passione un vero e proprio lavoro. Avrei voluto farlo prima! – mi confessa Myriam – Perché la soddisfazione e il benessere che il lavoro artigiano, fatto con cura e passione, riescono a darti è davvero impagabile».

Oggi, tra le mura di una bottega storica del centro, al numero 6 di via Pigna, in un meraviglioso palazzo gotico veneziano, si trova il piccolo universo lucente di Migupottery. «Creo oggetti che prima di tutto possano avere un utilizzo quotidiano, e per questo mi reputo artigiana, non artista. Tutte le mie stoviglie sono pensate per le abitudini della vita moderna e sono lontane dall’idea di ceramica che ci portiamo dietro da anni di servizi da tè lasciati in credenza. Tutte le mie ceramiche sono fatte per andare in lavastoviglie e in microonde».

Tra gli scaffali, oltre a tazze, coppe, piatti, e gioielli di rara delicatezza trovano spazio anche numerosi lavori di altre artigiane, in segno di supporto reciproco. Senza dimenticare poi le attività del laboratorio, l’altra anima di Migupottery: questa bottega ospita infatti vari corsi base di ceramica, già seguitissimi, per scoprire il potere calmante del lavoro manuale e workshop intensivi per realizzare con le proprie mani piccoli gioielli.

«Dopo questi primi mesi di assestamento mi piacerebbe davvero far avvicinare Migupottery al mondo dell’assistenza sociale, magari portando qualche corso di ceramica in uno dei tanti laboratori che molte strutture hanno, e che spesso rimangono purtroppo inutilizzati. Dedicarsi al lavoro manuale e in generale affidarsi al tatto, il primo dei nostri sensi a metterci in contatto con il mondo, può essere davvero uno strumento potentissimo nell’aiutare persone in difficoltà». Me ne vado con le dita appena sporche di argilla, quella polvere magica che da Migupottery si posa su quelle che solo all’apparenza sono semplici tazzine da caffè.

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