Michele Romano, il gentiluomo della Croce Verde

Descrivere Michele Romano come un “uomo d’altri tempi” potrebbe forse stonare con la sua grande capacità di adeguarsi a tecnologia e cambiamenti, ma tale definizione, per i suoi modi gentili e attenti, gli calza a pennello.

Professionista illustre nel settore sanitario l’avvocato Michele Romano vanta un curriculum di tutto rispetto con posizioni ai vertici; è stato direttore generale dell’Azienda sanitaria di Verona, nonché colui che permise la creazione di uno tra gli ospedali, il “Polo Confortini” ad oggi tra i più noti in Italia; uomo di punta nei palazzi veneziani dove venne chiamato nel 2011 dal Governatore Luca Zaia per mettere mano nell’operazione, definita da alcuni titanica, di sistemare i conti della Sanità Veneta a fianco dell’amico sottosegretario Luca Coletto, di cui diviene consulente prima in assessorato in Regione Veneto e oggi presso il Ministero della Sanità.

Ma non è tutto, l’avvocato gentiluomo, nel tempo libero ama dedicarsi al mondo del volontariato: già fondatore dell’associazione “Fondazione, Ricerca Fibrosi Cistica” a fianco di Matteo Marzotto, vice presidente di Fevoss e attivo in tante altre realtà cittadine. Da poco è poi stato scelto come papabile candidato per la Croce Verde di Verona da un folto e storico gruppo di volontari. Eletto ad inizio marzo, per acclamazione e all’unanimità nuovo Presidente della realtà con un nuovo consiglio di esperti al suo fianco: Daniela Malesani, Martino Corradi, Giovanni Motton e Patrizia Albertini.

Un curriculum di grandi esperienze avvocato Romano, ma avrebbe mai pensato di aggiungere a queste la presidenza della Croce Verde?

Mai, è un settore di attività a cui non avevo mai pensato… anche se, devo ammettere che con Croce Verde ho sempre avuto un rapporto di collaborazione fin dagli anni’ 70. Al tempo ero direttore dell’Ospedale di Soave e con l’allora Presidente della Croce, avvocato Angelo Sartori avevo contribuito alla realizzazione di un collegamento più diretto ed efficiente tra ospedale e ambulanze per evitare il sovrapporsi delle ambulanze negli stessi punti.

 Che situazione ha trovato al suo arrivo in Croce Verde?

Siamo in una fase di cambiamento in cui c’è la necessità di una revisione sia degli aspetti economici, riducendo in particolare i costi delle manutenzioni e rivedendo le attuale ambulanze troppo vecchie, sia di gestione per consentirci di affrontare un quasi certo cambiamento organizzativo nelle modalità di attuazione delle domande di emergenza. Per quanto riguarda l’aspetto umano ho trovato nel mondo del volontariato una dimensione straordinaria che mette a servizio della persona in difficoltà disponibilità e umanità con altrettanta dedizione. Questa Croce è nata nel 1909 ed è una storia di valori e vita lunga oltre 110 anni. Loro erano alla ricerca di un’amministrazione che portasse avanti la loro storia. Ci sono infatti temi particolarmente delicati come quello relativo all’organizzazione e la sfida sta proprio qui.

Una speranza per Verona?

Per la Croce Verde è mantenere vivi i valori di cui è portatrice per questi 110 anni ma, soprattutto di coniugare lo spirito del volontariato con qualità e competenza nell’erogazione dei servizi perché questo possa essere un modello a cui la città riesca a guardare superando così quell’approccio di indifferenza che sta caratterizzando la nostra società in questo momento storico. Siamo sempre più distaccati perché disamorati. Siamo convinti infatti che sia quasi impossibile porre rimedio alla perdita di valori che hanno caratterizzato la storia di questa città mentre invece realtà come la Croce Verde e altre, che cercano di affrontare i bisogni delle persone in difficoltà, rappresentano esempi concreti di come si possa organizzare la nostra società attorno a valori quali la solidarietà e il rispetto delle persone dando però a questi impegno, qualità e professionalità.