A Manhattan, anzi no, a Verona

“Stripes of-f Road” non è solo un marchio di borse realizzate riutilizzando tessuti tecnici di alta qualità. Vi raccontiamo la storia di una micro-impresa veronese che ha fatto della cura del dettaglio e del “fatto a mano” un valore riconosciuto oggi anche in Europa.

Entrare nel laboratorio di Stripes of-f Road è come fare un salto in una piccola impresa sartoriale della Manhattan degli anni Ottanta, con mattoni rossi alle pareti, tessuti di ogni genere ammucchiati sugli scaffali, macchine da cucire industriali circondate da quadri con le vecchie e intramontabili locandine americane. Ma non siamo a Manhattan, siamo a Verona in una realtà artigianale di eccellenza, basti pensare che le borse di Stripes of-f Road sono state l’unico marchio italiano rappresentato all’esclusiva fiera New Heritage di Monaco di Baviera dello scorso 5-6 maggio, riconfermato per l’appuntamento di Düsseldorf dei prossimi 3-4 novembre.

Questa particolarissima micro-impresa tutta veronese è partita dopo anni di studio da un’idea di Paola Verzini, spinta dall’entusiasmo del marito Michele: realizzare borse con cura sartoriale ri-utilizzando materiali e tessuti ad alta resistenza spesso con quaranta o cinquant’anni sulle spalle. Si parla di tende, sacche, e divise militari di ogni genere e fabbricazione, manichette antincendio, cinture di sicurezza di auto ed aerei che vengono cuciti insieme nel puro stile “handmade” per un prodotto dal fascino effettivamente senza tempo. «I miei genitori erano sarti, realizzavano abiti su misura da uomo» racconta Paola, che dietro un sorriso timido nasconde un’intraprendenza e una passione smisurate per questo progetto, «e da loro ho appreso i rudimenti di questo mestiere, anche se poi nella vita mi sono occupata d’altro. Il momento è arrivato nel 2008, quando finalmente è scattata la scintilla e Stripes of-f Road è diventato realtà».

 Paola, cosa c’è dietro questa avventura artigianale?

C’è passione, altrimenti ci saremmo fermati molto tempo fa. Ci sono nottate insonni per provare a cucire e rifinire tessuti assolutamente non facili da lavorare, momenti in cui dici “ok, è meglio smettere di giocare” e momenti di grande soddisfazione quando girando per una città vedi una delle tue borse “a passeggio”.

 Perché proprio questo genere di materiali?

L’idea è nata dal fascino che hanno sempre esercitato su di me i tessuti tecnici di alta qualità e comunque tutti quelli nati per gli impegni più gravosi. Mettere insieme questi con un prodotto su misura mi è sempre sembrato qualcosa di unico nel suo genere. Sono spesso materiali essenziali, un po’ “urban” come concezione, non certo da boutique d’alta moda, ma pieni di storie da raccontare. Ogni tessuto che usiamo ha già vissuto la sua storia, noi non facciamo altro che dargli una seconda occasione.

Dove trovate questi materiali?

Non è facile, non bisogna porsi limiti. In un primo momento era mio marito che scovava le fiere o i mercatini in giro per l’Italia, poi abbiamo scoperto che all’estero esistono anche interi magazzini. Il più delle volte questi materiali vengono dismessi o accantonati molto velocemente, quindi ci siamo trovati a fare le nostre ferie alla ricerca di questi luoghi un po’ magici e un po’ nascosti dove trovare e acquistare tessuti e accessori.

Tutto il processo di produzione avviene qui in laboratorio?

Assolutamente sì, ogni borsa è realizzata totalmente a Verona: dal design, al taglio, alla cucitura finale. Spesso ci facciamo ispirare dalle richieste di chi si rivolge a noi: nessuna borsa è uguale all’altra. Il modello magari ci somiglia ma finiture, cerniere, fili e accessori vengono scelti da chi poi porterà la borsa in giro per il mondo.

Paola Verzini

Già questo è un sogno che si è realizzato o si sta realizzando, ma avete qualche desiderio nel cassetto?

Difficile a dirsi, mi piacerebbe che riciclare non diventi una moda, ma un nuovo modo di pensare, senza estremismi o condizionamenti di sorta. Molte volte basta iniziare dalle piccole cose per intraprendere un cammino che si può rivelare più affascinante di quanto si possa pensare. Presto avremo un sito web e, chi lo sa, magari prima o poi riusciremo a cucire una borsa a partire da una tuta spaziale che ha toccato da vicino le stelle.

 

 

 

Stripes of-f Road, ecco perché

Il nome Stripes of-f Road è già una storia. Prende spunto dal libro autobiografico Strade blu. Un viaggio dentro l’America scritto da William Least Heat-Moon e pubblicato nel 1982. Anche Stripes of-f Road cerca di percorrere quelle strade secondarie americane dove non è ancora passato nessuno, dove chi passa per primo lascia appunto delle strisce blu. Una strada “fuori strada”, Stripes of-f Road, appunto. Per saperne di più Facebook (@StripesoffRoad) e Instagram (@stripesoffroad) oppure stripesoffroad@gmail.com

 

 

 

Upciclyng, ovvero il riciclo 3.0

Il termine che più racconta la filosofia che sta alla base di Stripes of-f Road è “upcycling”, molto usato soprattutto nei paesi anglosassoni. Si riferisce al processo di riciclo per cui i prodotti realizzati con i materiali riutilizzati hanno un valore maggiore rispetto ai prodotti originali.

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