Lo Shiatsu spiegato e provato

Per descrivere, bisogna capire e per capire, a volte, serve sperimentare. Questa volta è stato più piacevole del solito: ci siamo fatte fare un massaggio da Patrizia Castagna che lì, a San Mauro di Saline, esercita la disciplina antica che permette, avvicinandosi  ai dolori dell’anima, di far tacere,  in parte, quelli del corpo.

LA SUA FIGURA ESILE SI SOVRAPPONE alla pioggia che al di là della finestra pettina gli alberi, mentre i bagliori del fuoco acceso nella stufa disegnano capriole di luce sulle pareti. Il tempo sembra sospeso, e se non fosse per il tremolio delle gocce che scintillano sui vetri sembrerebbe di trovarsi di fronte ad un quadro. La sua casa è immersa in un giardino rigoglioso, tipico di queste zone di mezza montagna: le tinte dei sempreverdi sono nette, i loro contorni verdi e bruni imponenti, le loro forme morbide e ostinate allo stesso tempo. Di tutto ciò che è ancora spoglio, si può già immaginare i colori e i disegni che verranno: i germogli sono pieni, turgidi, pronti ad esplodere nel cielo di primavera.

A pensarci bene, in tutto questo Patrizia Castagna emerge, appunto, come una figura in un dipinto che si incastra perfettamente con quello che la circonda. A condurla qui, su un colle di San Mauro di Saline, una scelta di vita concordata con la sua famiglia, e il desiderio di trovare un posto in cui esercitare al meglio lo shiatsu, disciplina che pratica da oltre vent’anni. E per spiegare di cosa si tratta, o si decide di annegare in centinaia di manuali, oppure si decide di provarlo, mettendosi distesi su un materassino blu a guardare un soffitto azzurro e si ascoltano mani sapienti che percorrono il nostro corpo da capo a piedi.

Le dita di Patrizia esercitano una pressione in punti precisi, posti, come dice lei, «lungo i cosiddetti meridiani, ovvero una serie di canali, collegati l’un l’altro all’interno del nostro corpo, in cui circola l’energia vitale». Secondo questa disciplina, lo shiatsu per l’appunto, nata a partire dalla medicina cinese, noi godiamo di un benessere psicofisico quando questa energia scorre armoniosamente dentro di noi. Quando ciò non avviene significa che qualcosa interrompe il suo libero fluire, per cui l’energia si accumulerà in alcuni punti e scarseggerà in altri. Lo shiatsu interviene proprio su ciò che causa questo scompenso andando a rimuovere, attraverso la digitopressione, i “blocchi energetici”, al fine di riequilibrare il nostro sistema.

LA MUSICA IN SOTTOFONDO È PIACEVOLE, lei si sposta piano, con attenzione e rispetto, e mentre le sue dita si muovono su braccia, gambe, petto, ventre, schiena, piedi come seguendo il percorso scritto su una mappa, è inevitabile chiedersi come mai certi punti siano dolorosi ed altri no. «Spesso», risponde Patrizia «i blocchi energetici sono causati dal dolore dell’anima, e in questo senso ogni organo ci lancia dei messaggi: c’è la rabbia del fegato, la gioia del cuore, il coraggio e la paura dei reni, la malinconia del polmone. Il dolore fisico, quindi, e soprattutto la sua posizione, serve a capire qual è lo scompenso energetico che ne è la causa».

Dopo circa quarantacinque minuti il trattamento è finito. Tutto è sospeso, quieto, placato. Il corpo è un po’ ammaccato ma leggero. Quando è arrivata in Lessinia Patrizia era consapevole che lo shiatsu sarebbe stato una bella sfida per lei in quanto sicuramente meno conosciuto rispetto alla città. Ma lei per prima ha scelto di non avere pregiudizi e, nonostante qualcuno rimanga scettico, la gente del posto ha cominciato a fidarsi di lei, ricompensandola. «Lo shiatsu» conclude Patrizia «permette di entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi, e porta a galla la verità del nostro essere. È per questo che molte volte le persone si avvicinano a questo tipo di trattamento per un dolore fisico, e poi, piano piano capiscono che esiste qualcosa di più profondo oltre il nostro corpo. Ed è lì che iniziano a capire cosa sia lo shiatsu».

Fuori continua a piovere, gocce grosse e prepotenti. L’aria è di ghiaccio, eppure il corpo non sussulta per il gelo ma per la sorpresa di ritrovarsi un tutt’uno con la natura, improvvisamente immenso, rapito dall’energia dei boschi, delle pietre, della terra e del vento. Ammaliato dai colori dell’inverno, avvinto dalle forme spoglie e spinose, sedotto dai profumi ruvidi. Felice di appartenere, finalmente, al creato, tanto quanto le foglie, i germogli, il muschio, le nuvole e le montagne.

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