La Giornata mondiale della tigre, spiegata per bene
La chiamano regina della foresta, ma presto non ne sarà neanche l’ancella. Il Wwf parla di a malapena 3.000 tigri rimaste contro le 100mila di inizio Novecento.
In un secolo sarebbe scomparso il 97% degli esemplari, stando all’allarme lanciato in questi giorni dall’ente. Non va meglio alle poche che si contano ancora: la maggior parte vive in cattività negli Usa, solo una piccola quota vaga ancora libera tra gli alberi del mondo.
La quarta edizione della Giornata mondiale dedicata al felino – che si tiene il 29 luglio di ogni anno – sta lì, sul calendario, più che a celebrare l’animale simbolo di mitologie a ricordarne la terribile decimazione.
Deforestazione, con la riduzione del 93% dell’ habitat originario, e bracconaggio sono le ragioni che accompagnano il sempre più vicino epilogo della tigre. Emblema della potenza in tutte le sue infinite declinazioni, del felino che ha abitato leggende e letterature rimane un pugno di esemplari. Alcune sottospecie sono state spazzate completamente via dal pianeta. Come quella del Caspio cancellata dal 1937, poi è toccato a quella di Java, infine, quella del Caspio.
Era il 2010 e a San Pietroburgo si è cercato di correre ai ripari con il Summit tiger durante il quale è stato fissato l’obiettivo Tx2″: entro il 2022 raddoppiare il numero delle tigri selvatiche. Siamo al 2017 e la situazione sembra scivolare in un’involuzione anziché prendere il sentiero del miglioramento.
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