Il clima spiegato terra, terra

Un web magazine sul cambiamento climatico. Duegradi è questo: il tentativo coraggioso di una manciata di giovani veronesi di raccontare con un linguaggio accessibile anche gli aspetti poco divulgati della questione ambientale. «Perché crediamo che se una cosa non si capisce, non è perché è troppo difficile, ma perché non è stata spiegata abbastanza bene».

«Un’atmosfera pesante, fosca, soffocante è calata sul paese, così che la gente è giù di corda e scontenta su tutto, ma, per contro, è disposta a incassare qualunque cosa senza protestare e perfino senza stupirsene»”. No, non è più così. Non è più come scriveva, preoccupata, Simone Weil. Non lo è più da quando il 15 marzo scorso più di un milione di giovani di tutto il mondo sono scesi in piazza, uniti sotto il nome dei Fridays for Future, e mossi dall’iniziativa di una ragazza di 16 anni, Greta Thunberg, che oggi è diventata l’emblema dello sciopero globale.

Tra questi giovani c’era anche Pietro Cesaro, un ventiquattrenne di Legnago – laureando in Economia con una tesi di ricerca sui metodi economici per ridurre le emissioni di gas serra -, che nel novembre del 2018 ha fondato il blog Duegradi, insieme ad altri ragazzi esperti e qualificati sul tema: Chiara, Federico, Lorenzo, Marta.

Pietro di Duegradi

«Non so dire cosa sia successo, perché si sono svegliati tutti ora, ma una cosa è certa: finalmente se ne parla, non solo a livello istituzionale, ma anche tra la gente, a partire proprio dai giovani». Nel 2015 a Parigi è stato siglato un Accordo tra quasi 200 paesi del mondo, e si è stabilito che la comunità internazionale si deve impegnare a mantenere l’aumento di temperatura ben al di sotto (molto importante sottolineare questo) dei 2°C.

«Secondo gli scienziati – scrive Chiara Falduto nel blog – l’intensificazione dell’effetto serra e la conseguente modificazione dell’albedo terrestre potrebbero portare a un innalzamento della temperatura di oltre 4°C in più entro il 2100. Una tale anomalia nella variazione della temperatura terrestre avrebbe, e in parte sta già avendo, un forte impatto sugli equilibri climatici del Pianeta. Ecco perché, per combattere il cambiamento climatico, bisogna innanzitutto mitigare e fermare il riscaldamento globale». Per un’eccessiva presenza di CO2 nell’atmosfera, il cui aumento è causato principalmente dall’azione umana. L’IPCC continua ad affermarlo nei report, ma utilizza un linguaggio tecnico. Ed è qui che interviene Duegradi. Per fare da ponte tra il mondo scientifico e la gente.

Chiara di Duegradi

Le negoziazioni internazionali sul clima hanno 24 anni di storia. «Il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi sono solo due dei principali risultati di una serie di conferenze (le COP) che dal 1995 impegnano annualmente i nostri governi», si legge sul portale. In questo arco di tempo «la comunità internazionale ha prodotto accordi, stabilito impegni e chiarito responsabilità che hanno definito l’approccio mondiale al riscaldamento globale».

Ma se gli stati si preoccupano di seguire le linee guida elaborate nell’ultima COP di Katovice in Polonia, e le nuove generazioni protestano per un futuro migliore, ci sono partiti politici che alzano il dito contro quello che definiscono «propaganda climatica». Sostengono che non esiste un’impronta umana nel cambiamento climatico e che quest’ultima è un’invenzione. Con ogni probabilità appoggiati da quell’industria negazionista del cambiamento climatico presente negli Stati Uniti che ha come obiettivo diffondere i dubbi e di confondere le idee tra la gente.

I ragazzi di Duegradi ci tengono a sottolineare che la questione del cambiamento climatico non ha, e non deve avere, un colore politico. Il futuro non può essere messo alla mercé di interessi politici ed economici. Bisogna andare oltre. «Il cambiamento climatico dovrebbe arrivare a tutti, a qualsiasi persona». È un argomento di cui si dovrebbe parlare come le partite di calcio al bar. «Il nostro comportamento nei confronti della terra è importante. Oggi stiamo emettendo più CO2 del consentito». I cittadini devono fare in modo che le istituzioni cambino le leggi e si impegnino con interventi economici e culturali. «Il cambiamento – sottolinea Cesaro – deve essere paradigmatico».

E per fare questo, per raggiungere le persone in maniera immediata, è necessario adottare un linguaggio semplice, leggero. «Che, come diceva Italo Calvino, leggerezza non è superficialità». E i ragazzi di Duegradi ci aggiungono anche una rubrica divertente, Tweet4tweet, nella quale vengono smontate delle affermazioni scientificamente false in modo simpatico.

Chiarisce ancora Cesaro: «Non deve essere imposto un cambiamento ma bisogna sensibilizzare le persone perché arrivino da sole a capirlo. Vogliamo dare un messaggio positivo per motivare la gente ad agire». Basta quindi con le sole immagini negative. La comunicazione catastrofista non funziona. La gente in questo modo si scoraggia e non agisce più. «È importante fare capire che c’è un capitalismo sostenibile» dice Cesaro. «Il cambiamento climatico può essere un’opportunità economica, anche nei termini di posti di lavoro, che verrebbero spostati da un settore a un altro, più sostenibile».

«Ci sono due metodi per contrastare il cambiamento climatico: la mitigazione, limitando i gas serra (mitigation); e adattamento (adaptation), affrontando le catastrofi già in atto (frane, ghiacci, etc.)». Entrambi questi aspetti si possono attuare, partendo dall’azione della singola persona, e gli stessi disastri ambientali si possono arginare con alcuni interventi pensati ad hoc, in un’azione che deve però essere coordinata con quella delle istituzioni.

Abbiamo il coraggio per una volta di prendere sul serio un problema senza etichettarlo? Riusciamo a superare la logica del «ma così è sempre stato», per giustificare la nostra inerzia? Forse è ora di osare un po’, quanto basta per iniziare a cambiare le cose.

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