Hygge, l’arte danese della felicità (anche d’inverno)

hygge

Gli ingredienti sono: buon cibo, amici, famiglia, caminetto, coperte e calzettoni (e candele; non dimenticatele, per i danesi sono alla base della giusta atmosfera). Più che di felicità, si tratta di una sorta di completezza che è, davvero, alla portata di tutti.

di Michela Canteri

QUALCUNO, e forse a ragione, dirà che la felicità è un discorso sopravvalutato, che tanto ormai abbiamo capito che non esiste, o che, se è mai comparsa nella nostra vita, non abbiamo fatto nemmeno in tempo ad accorgercene che era già svanita. Eppure c’è chi ancora ci crede e ci lavora ogni giorno. L’“Happiness Research Institute”, che ha sede in Danimarca e che studia meticolosamente, a suon di interviste, dati e statistiche, ciò che fa star bene le persone, ha dimostrato che la felicità c’è e, udite udite, è a disposizione di tutti. Naturalmente, per raggiungerla, bisogna darsi da fare e impararne la ricetta. Per esempio: avete presente quel vecchio paio di pantaloni nel quale vi sentite “da dio”, ma che mettete solo a casa (e da soli) perché vi vergognate persino di farvi vedere da vostra madre (la quale, peraltro, vi ha visto in situazioni estremamente imbarazzanti)?

Bene, indossateli, magari in una sera in cui fuori piove o, ancora meglio, nevica. Mettetevi davanti alla stufa o al caminetto e avvolgetevi in una copertina calda, munitevi di una tazza fumante di tè o di caffè e poi state a sentire cosa succede dentro di voi. Oppure, sempre con quei pantaloni addosso, invitate degli amici a cena, quelli che non danno importanza alla ricrescita esagerata che ricama i vostri capelli, e che trovano il delirio di oggetti sparsi in casa vostra un buon motivo per rilassarsi. Importante: niente preparativi esagerati, anzi. Fate entrare gli amici nella vostra cucina e condividete con loro la gioia di preparare insieme del buon cibo, di apparecchiare la tavola, di affettare il pane e l’arrosto, per preparare un banchetto a base di intimità, condivisione e complicità.

E mentre chiacchierate prendetevi una pausa dal mondo esterno che vi affligge: dimenticate il capo che vi perseguita e i colleghi invidiosi, scordatevi di aver mai avuto un conto in banca o una ex-fidanzata che vi ha lasciato per uno che non sa nemmeno la tabellina del cinque. E soprattutto, niente politica. In entrambe le ipotesi, è molto possibile che sarete colti da una sensazione di calore, di benessere, di completezza molto simile alla felicità. Anzi sperimenterete, per dirla come i danesi, la famosa “hygge”.

DA UN PAIO D’ANNI a questa parte, la parola “hygge” ha suscitato particolare interesse in quanto elemento fondamentale della vita di uno dei popoli più lieti del pianeta e addirittura, secondo la “European Social Survey”, del più felice d’Europa. La domanda che ci si è posti è: perché i danesi sono così rilassati e sereni pur vivendo in un Paese con un clima veramente pessimo (vedi ad esempio le pochissime ore di luce nel periodo da ottobre a marzo) e una pressione fiscale molto elevata? La risposta, secondo i ricercatori, sta proprio nel fatto che sono anche quelli che si ritrovano con più frequenza con amici e famigliari e che hanno saputo trovare delle strategie vincenti per resistere agli inverni freddi e all’oscurità (non solo metereologica).

Prima di tutto le relazioni, quindi. Gli scienziati hanno sottolineato come il rapporto tra felicità e rapporti umani non sia un caso. Il contatto fisico, o solamente la vicinanza corporea con altre persone, provoca il rilascio di ossitocina da parte di una ghiandola che si chiama ipofisi. L’ossitocina è un ormone che ci fa sentire più felici riducendo paura e stress, e viene liberata anche quando ci troviamo immersi in un’atmosfera calda, piacevole, rilassante, in una parola “hygge”. Gli ingredienti sono quindi: buon cibo, amici, famiglia, caminetto, coperte e calzettoni (e candele; non dimenticatele, per i danesi sono alla base della giusta atmosfera). E adesso, quindi, tocca a noi. Anche perché siamo vicini al periodo più “hygge”dell’anno, quello natalizio.

E non serve andare in Danimarca per essere felici: Verona, con i suoi vicoli illuminati e le sue bellezze incorniciate; le nostre case imbandite di palline, fiocchi e festoni; le nostre montagne in cui si riproducono scenari degni del migliore dei presepi; tutto può ammantarsi di un nuovo calore, di intimità, di abbracci amorosi e di tenere risate, di stupore e di festa, per dar vita alla “hygge”, comprovato antidoto contro la perenne insoddisfazione che ci attanaglia. Uno scrittore nordico, Lars Mytting, nel suo libro dal titolo “Norwegian wood”, racconta la storia di una famiglia che vive in una fattoria in Norvegia, la quale ospita tutta la sua famiglia nella settimana che va da Natale a Capodanno. In questi giorni, i pranzi, le bevute e le chiacchierate si alternano al lavoro nel bosco, nel quale tutti sono impegnati ogni giorno ad abbattere alberi, sramare, tagliare e raccogliere la legna che servirà per tutto l’inverno.

Forse a qualcuno non sembrerà molto “hygge” improvvisarsi boscaiolo a diversi gradi sotto zero, e probabilmente non sarà facile convincere vostra cugina “tacco dodici” a seguirvi nel bosco il giorno di Natale; sorvoliamo sul fatto che la zia Filomena insisterà per usare il motosega con un braccio solo perché l’altro deve sostenere la stampella; sicuramente, però, troverete un’occupazione perfetta per il cugino spaccone, o il cognato fascista, la sorella vegana, il nipote arrogante e la nuora ambientalista che non sopportate. Buon Natale a tutti, quindi. Che sia veramente “hygge”. E a dirla come facciamo solo noi, “speremo che faga ‘na bela fiocada”.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.