ReGreen, quando il riciclo si fa da sè

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Differenziare plastica e alluminio in maniera automatizzata e con meno spreco di energie. L’idea è della startup ReGreen, presentata alla fiera Ecomondo lo scorso novembre a Rimini, che propone un modello di riciclo più sostenibile che fa l’occhiolino alla Smart City.

di Marco Menini

Il riciclo, senza girarci intorno, è ormai d’obbligo. Lo dicono i dati, secondo i quali la produzione di plastica dal 1950 al 2009, sarebbe cresciuta da 5,5 milioni a 100 milioni di tonnellate all’anno. La raccolta differenziata ha contribuito notevolmente al riutilizzo dei materiali plastici e ad una conseguente minor immissione di gas tossici nell’atmosfera, ma solo una parte di questa raccolta raggiunge effettivamente il suo obiettivo. Secondo Walter Regis, presidente di ASSORIMAP (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche), «in Italia nel 2015 si sono immessi a consumo oltre 2.128.000 tonnellate di prodotti plastici con una raccolta differenziata di quasi 900 mila e con un avvio al riciclo di circa 540 mila tonnellate». Poco più della metà insomma, senza considerare le sbavature, tra cui le perdite di materiale nell’ambiente e il costo dei trasporti.

Ma ad ammortizzare l’impatto ci ha pensato la startup ReGreen, che ha presentato alla fiera Ecomondo lo scorso novembre a Rimini un modello più sostenibile di riciclo totalmente automatizzato. La macchina ideata sarebbe in grado di raccogliere, pressare e imballare, senza l’intervento umano, addirittura 200 kg di materiale.

Il riciclo deve diventare l’obiettivo chiave dell’industria, sia in termini ambientali che di guadagno, spiega Michele Zilocchi, ingegnere chimico in ReGreen da sempre appassionato di sostenibilità e riciclo. «Ad oggi Comuni ed aziende riescono a vendere i propri rifiuti plastici (indifferenziati) al COREPLA (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio, e il recupero degli imballaggi in plastica) ad un prezzo che si aggira attorno i 200 euro/tonnellata”. Cifra che però teme la concorrenza. Stando al valore attuale infatti, «il guadagno derivato dalla vendita di imballaggi già differenziati al COREPLA ammonterebbe a circa 350euro/tonnellata per quanto riguarda la plastica e 600 euro/tonnellata per l’alluminio». E non è tutto. ReGreen ha pensato anche ad un incentivo al cittadino: per ogni bottiglia di plastica inserita si guadagna 0,25 centesimi di euro, spendibili poi nei centri convenzionati.

Ma il progetto ReGreen si fa promotore di importanti innovazioni anche dal punto di vista tecnologico. Innanzitutto perché si tratta di una macchina totalmente automatizzata, a partire dal sistema di conferimento che “legge” e riconosce i pezzi inseriti nella macchina, fino all’imballaggio, passando attraverso una potente pressa. Si è stimato che per ottenere un cubo (25kg) sono necessarie circa mille bottiglie, e per vedere il primo intervento umano ci sarà da attendere la raccolta di oltre ottomila pezzi.

Oltre ad un guadagno per il Comune e le aziende, ReGreen riduce inoltre lo spreco di energie in termini di trasporti e di sostenibilità ambientale, andando a ridurre la dispersione di materiale plastico nell’ambiente e limitando i gas tossici. In cantiere c’è infatti anche il Regreen Smart Point, che vedrà integrarsi il sistema di riciclo con i punti di ricarica per mezzi elettrici, sistema di monitoraggio dell’aria e molto altro.

E se è vero che il processo di riciclaggio della plastica prevede una minore produzione di gas serra rispetto a quella causata dalla contaminazione del terreno che avverrebbe se la stessa quantità fosse abbandonata in discariche non a norma, il riciclo si fa ancora più insistente. Gli scienziati non sanno nemmeno quanti anni servano esattamente perché una bottiglia di plastica sparisca: potrebbe trattarsi di secoli. Si stima che in tutto il mondo il 40 per cento della plastica esistente finisca nelle discariche e il 32 per cento venga disperso nell’ambiente.

Nell’ottica di un’economia circolare, quindi, i prodotti mantengono il loro valore il più a lungo possibile e le risorse restano all’interno del sistema economico, anziché andare in discarica.

La prima applicazione della macchina ReGreen sarà a Gorizia e si concluderà entro la metà del 2017.

LA MACCHINA, PER PUNTI (dimensioni: 7mx3x3)

-Un sistema di conferimento differenzia i pezzi inseriti dai cittadini (bottiglie di plastica e lattine di alluminio) tramite un sensore ottico che riconosce i materiali e li colloca nella relativa vasca di raccolta.

– Vasca di raccolta prestoccaggio: raccoglie i materiali e li indirizza alla pressa

-Nella pressa vengono prodotti cubi dal peso di 25 kg ciascuno. Sono necessari circa 1000 pezzi per creare un cubo.

-Gli addetti al trasporto estraggono i cubi (primo ed unico intervento “umano” della filiera) e li inviano alla ditta che si occupa del riciclo.

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