Tutta l’acqua che ci perdiamo (e che potremmo salvare)

L'acqua è un bene da preservare

L’oro blu che, ogni giorno, usiamo e buttiamo, può (e deve) essere recuperato. Parola di Diego Rosso, professore associato alla Henry Samueli School of Engineering della Irvine University, in California.

di Marco Menini

Ospite della rassegna Open: ingegneri aperti alla città, organizzata dall’Ordine degli Ingegneri di Verona, lo scorso martedì 11 aprile, il professore veronese ha parlato di depurazione, trattamento e riciclo delle acque reflue.

Perché riciclare il refluo, ovvero l’acqua di scarico?

Il refluo è un agglomerato di acqua e materia organica (quindi anche carbonio) che si può utilizzare come fertilizzante ed energia. Da sempre abbiamo associato il refluo ad un problema, e non all’opportunità monetaria di riciclare. Perché quindi continuare ad estrarre nuove risorse, che sono poi limitate in natura? Se una risorsa comincia ad avere un certo valore commerciale troppo elevato, riciclarne un’altra che sia altrettanto valida ma con origine diversa, diventa economicamente appetibile. Allo stesso modo nel refluo, per esempio, ci sono molti fertilizzanti che possono essere riciclati. Se ci spostiamo poi in luoghi dove l’acqua non c’è o scarseggia, il riciclo diventa obbligatorio. Un esempio sono i progetti che abbiamo fatto l’Arabia Saudita. Qui anche una goccia d’acqua ha un valore inestimabile.

Bere acqua riciclata, è possibile?

Nessuno vuole bere acqua riciclata, nonostante questo tipo di tecnologia sia stata verificata e sia completamente potabile. A Orange County, dove abito io, c’è proprio una distribuzione idrica nell’acquedotto: metà da quest’ultimo, e metà riciclata.

In Italia?

Qui piove, dunque c’è meno necessità di riciclare acqua. Tempo fa in California per sei anni ha piovuto pochissimo e quindi c’è stato il bisogno di riutilizzare quella presente.

Dal 2000, lei studia i processi di depurazione per il trattamento del riciclo delle acque. Da dove nasce il suo interesse?

Il mio interesse è nato per puro caso, perché conobbi un professore che studiava le bolle. Io mi innamorai subito di questa vasca con una finestrina e dentro tutte le bollicine. Andavo a fotografarle e studiarle: l’aerazione e i reflui. In tutti i depuratori, infatti, c’è un impianto di aerazione, perché senza ossigenazione dell’acqua non sarebbe possibile (o comunque sarebbe lentissima) eliminarne i batteri. Produciamo centinaia di litri di refluo ogni giorno, per questo abbiamo bisogno di poter trattare l’acqua con rapidità.

La sua è una vera e propria passione per la depurazione…

Lavorando in giro per il mondo con organizzazioni no profit come “Ingegneri senza frontiere”, ho avuto modo di rendermi conto di quanto sia scontato che l’acqua debba sempre essere potabile. E con questa ci laviamo la macchina. Ci sono persone che vorrebbero avere una bottiglia di acqua al giorno e non ce l’hanno. Con l’ingegneria chimica, però, si possono fare anche cose nobili e aprire la strada a nuove ipotesi.

DIEGO ROSSO IN BREVE. Veronese, una laurea in ingegneria chimica all’università di Padova nel 2002, un master e un dottorato di ricerca in ingegneria civile all’Università UCLA a Los Angeles, Rosso studia dal 2000 il nesso tra acqua, energia e carbonio nei processi di depurazione, trattamento e riciclo delle acque con particolare riferimento alle problematiche connesse all’efficienza di aerazione, l’impronta energetica e di carbonio e la produzione ed emissione di gas serra da impianti di depurazione.