Metodologia Montessori, sperimentazioni in tre scuole

Ad un anno dall’avvio delle sperimentazioni dell’approccio metodologico Montessori in tre scuole veronesi, proviamo a fare un bilancio delle esperienze con un’insegnante. Oggi un convegno in Gran Guardia con gli esperti per parlare di neuroscienze e pedagogia montessoriana

L’insegnante fa da regia, i bambini si organizzano in gruppi e cominciano a lavorare, seguendo regole precise. Sono tre ad oggi le scuole primarie di Verona che hanno avviato le sperimentazioni della metodologia pedagogica Montessori: la scuola di Cerro, la Massalongo di Veronetta e le Rosani di Ponte Crencano. Le prime prove erano cominciate un anno fa (anche se la prima in assoluto a Verona è stata la maestra Chiara, che nel 1957 lo sperimentò alla Scuoletta degli Orti di Spagna), e ora si possono già abbozzare le prime ipotesi sul funzionamento di questa metodologia. Quella che inventò Maria Montessori cent’anni fa, vede il bambino come il fulcro delle lezioni.

Le classi sono diverse da quelle che conosciamo: non esiste o quasi, la lezione frontale, per esempio. L’insegnante non è più il perno intorno al quale si centra la lezione, ma fa solo da guida, da regia insomma. I bambini si organizzano in gruppi e realizzano il loro lavoro, seguendo delle regole ben disciplinate.

“L’aspetto interessante di questo approccio pedagogico – spiega l’insegnante Teresa Zaccaria – è vedere questi bambini al lavoro senza grida, ma con un grande brusio operoso.”

Perchè, spiega la vicepresidente dell’associazione Montessori, “è l’azione la via della conoscenza”.

I relatori del convegno di oggi

Grazia Honegger Fresco – Dalla parte dei bambini

Leonardo Fogassi – Attenzione, percezione, azione: come si conosce il mondo

Alberto Oliverio – Il cervello che impara: come la scuola può favorire l’apprendimento

Benedetto Scoppola – La matematica nell’educazione globale del bambino

Raniero Regni – La pedagogia dell’attenzione

 

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