Una veronese a Los Angeles, la testimonianza di Camilla Fezzi: «Mi sono sentita sola. Viviamo nell’incertezza»
Negli ultimi giorni, Los Angeles è stata colpita da una serie di incendi devastanti, alimentati da venti forti e dalla persistente siccità che ha reso la vegetazione locale altamente infiammabile. Le fiamme hanno colpito diverse aree della città, tra cui Pacific Palisades e Pasadena, costringendo migliaia di persone a evacuare e causando un notevole peggioramento della qualità dell’aria. In questo contesto di emergenza, Camilla Fezzi, studentessa veronese iscritta al California Institute of Technology (Caltech), ha condiviso la sua drammatica esperienza vissuta da vicino.
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Gli incendi sono iniziati martedì sera, mentre Camilla stava rientrando al dormitorio: «C’è stata questa grande tempesta di vento… una cosa che non avevo mai visto, con rami che volavano ovunque e una foschia strana», racconta. Nonostante il vento si fosse placato il giorno seguente, la situazione è apparsa subito fuori dal normale: «Ho realizzato che qualcosa non andava quando ho visto il cielo arancione. Non l’avevo mai visto così in vita mia». Preoccupata, ha cercato informazioni online, scoprendo che le aree a nord del campus erano state evacuate. «Noi invece siamo rimasti, ci hanno solo detto di stare dentro e di seguire le istruzioni».
La sua prima preoccupazione è stata per i cavalli, che si trovavano nelle scuderie vicine: «Pensavo solo a loro, respiravano un’aria terribile. Ma non ce l’ho fatta a restare dentro, sono uscita lo stesso per controllarli». Ha descritto l’aria come tossica, con un indice di qualità dell’aria che ha raggiunto valori altissimi: «Eravamo a 270, una cosa esagerata. Ora è migliorata, ma quei giorni era davvero difficile respirare».
Mercoledì le lezioni al Caltech sono state annullate, ma Camilla ha trovato difficile affrontare l’incertezza: «Io tendo ad avere sempre i miei schemi, la mia pianificazione… e quando succedono queste cose così gravi e fuori controllo, non sai più cosa fare». Ha cercato conforto nei cavalli e in qualche attività all’aria aperta: «Anche se ci dicevano di stare dentro, non riuscivo a farlo. Sono andata dai cavalli, ho passeggiato un po’, ho cercato di calmarmi».
Nonostante la paura, ha trovato un lato positivo nella possibilità di socializzare con altri studenti rimasti al campus: «Alla fine, questa situazione mi ha permesso di legare di più con alcuni compagni. Ci siamo ritrovati tutti nella stessa condizione e questo ci ha spinto a parlare, a confrontarci». Tuttavia, il senso di solitudine non è mancato: «Mi sono sentita molto sola, perché sono dall’altra parte del mondo e le notizie mi spaventano».
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Camilla ha espresso gratitudine per l’organizzazione del campus, che ha fornito un piano di evacuazione e tutte le istruzioni necessarie: «Devo ringraziare profondamente il Caltech, perché, anche nell’insicurezza generale, mi hanno fatto sentire al sicuro». Rimane comunque la paura legata all’evolversi della situazione: «Adesso va meglio, ma ci sono ancora incendi attivi. È strano, si vive in una continua incertezza, non sai cosa accadrà domani».
Infine, ha riflettuto sull’impatto emotivo di questa esperienza: «All’inizio pensavo che fosse una cosa da film… ma quando ho visto che non riuscivano a domare il fuoco, ho capito che era reale. È una situazione che ti cambia, che ti costringe a rallentare, a riflettere su quello che vuoi davvero fare». Nonostante tutto, Camilla cerca di mantenere uno sguardo ottimista: «Nel male, cerco sempre di trovare qualcosa di buono. Ho letto, ho studiato, ho trovato nuovi modi per affrontare la situazione».
Conclude esprimendo speranza per il futuro e solidarietà verso chi è stato colpito più duramente dagli incendi: «Spero che questa emergenza finisca presto. Mi dispiace per tutte le persone che hanno perso la casa, per chi sta vivendo momenti difficili. Quello che possiamo fare è andare avanti e, nel mio caso, cercare di trasformare questa esperienza in un’opportunità di crescita».
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