Tra diritti umani e business: condividi la scelta del Qatar per i Mondiali 2022?

La polemica è scoppiata parecchio tempo fa: i Mondiali in Qatar, iniziati ieri, sono infatti da mesi nel mirino delle associazioni che si battono per i diritti umani e ambientali. Non sono mancate le proteste da parte delle stesse associazioni sportive: la Danimarca giocherà infatti con una maglia priva del nome dello sponsor tecnico, che non vuole…

La polemica è scoppiata parecchio tempo fa: i Mondiali in Qatar, iniziati ieri, sono infatti da mesi nel mirino delle associazioni che si battono per i diritti umani e ambientali. Non sono mancate le proteste da parte delle stesse associazioni sportive: la Danimarca giocherà infatti con una maglia priva del nome dello sponsor tecnico, che non vuole prestare la propria immagine al torneo, e con un terza maglia completamente nera in segno di lutto per gli almeno 6.500 immigrati morti sul lavoro per realizzare le infrastrutture necessarie allo svolgimento dei Mondiali.

Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha però difeso in una conferenza stampa la scelta di affidare l’organizzazione al Paese asiatico, accusato da più parti di scarso rispetto dei diritti umani. «Oggi mi sento del Qatar, oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile, oggi mi sento un lavoratore migrante. Per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi tremila anni, dovremmo scusarci per i prossimi tremila anni prima di iniziare a dare lezioni morali alle persone. Questa lezione morale, unilaterale, è solo ipocrisia».

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