Sono passati 13 anni dal naufragio della Costa Concordia
Tredici anni fa, la sera del 13 gennaio 2012, la nave da crociera Costa Concordia naufragava al largo dell’Isola del Giglio, in Toscana, in uno dei più gravi incidenti marittimi della storia italiana. Alle 21:45, la nave urtò gli scogli delle Scole, riportando uno squarcio di 53 metri sul lato sinistro dello scafo.
L’impatto causò il rapido allagamento di cinque compartimenti, incluse la sala macchine e la centrale elettrica, rendendo la nave ingovernabile. La Concordia si arenò contro Punta Gabbianara, inclinandosi sul fianco destro. A bordo c’erano 4.229 persone tra passeggeri ed equipaggio.
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Le operazioni di soccorso, rese difficili dal ritardo nell’ordine di evacuazione e dall’inclinazione della nave, si protrassero per ore. Molti passeggeri si gettarono in mare per salvarsi, mentre altri rimasero intrappolati a bordo. Il bilancio finale fu di 32 vittime e 157 feriti.
Il comandante Francesco Schettino, accusato di aver causato il disastro e di aver abbandonato la nave prima del completamento dell’evacuazione, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
Oltre alla tragedia umana, il naufragio causò una grave emergenza ambientale. Le autorità si mobilitarono per prevenire lo sversamento di carburante, che avrebbe potuto devastare l’ecosistema marino dell’area.
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Il relitto della Concordia rimase adagiato sui fondali del Giglio per oltre due anni, diventando un simbolo della tragedia e attirando l’attenzione mondiale. Le complesse operazioni di rimozione e smantellamento si conclusero solo nel 2017.
A distanza di 13 anni, il ricordo del naufragio della Costa Concordia resta vivo nella memoria collettiva degli italiani. La tragedia ha portato a una revisione delle norme di sicurezza nella navigazione turistica e continua a sollevare interrogativi sulla responsabilità e la gestione delle emergenze in mare.
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