Sentenza storica sui PFAS a Vicenza: riconosciuto il decesso di un operaio
Redazione
Il 13 maggio 2025 il Tribunale di Vicenza ha emesso una sentenza storica riconoscendo per la prima volta in Italia il nesso causale tra l’esposizione professionale ai PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) e la morte di un lavoratore. Il caso riguarda Pasqualino Zenere, ex operaio della Miteni di Trissino (Vicenza), deceduto nel 2014 a 76 anni per un tumore della pelvi renale, dopo aver lavorato nell’azienda dal 1979 al 1992.
La giudice Caterina Neri ha stabilito che «si ritiene raggiunta la prova, con elevato grado di probabilità, del nesso di causalità fra l’ambiente in cui il ricorrente ha prestato la propria attività lavorativa dal 1979 al 1992 presso la Miteni spa e la patologia in questione». Secondo la consulenza tecnica, l’esposizione ai PFAS – in particolare PFOA e PFOS, sostanze oggi riconosciute come cancerogene o probabilmente cancerogene – ha avuto quantomeno un ruolo concausale nell’insorgenza del carcinoma uroteliale che ha portato alla morte di Zenere.
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Commentando questa storica sentenza, Alessandro Giannì di Greenpeace dichiara: «La decisione del Tribunale di Vicenza, fondamentale dal punto di vista della tutela della salute delle persone, apre la strada della giustizia ambientale per chi è morto per essere venuto a contatto con i PFAS, che nei decenni da miracolo tecnologico sono diventati inquinanti eterni e cancerogeni. Tuttavia, milioni di persone, in tutta Italia, continuano a essere esposte a vari livelli a queste sostanze pericolose. Sul bando progressivo dei PFAS c’è sul tavolo a Bruxelles una proposta: che ne pensa il governo Meloni?».
La sentenza civile arriva mentre è in corso, davanti alla Corte d’Assise di Vicenza, il processo penale contro 15 manager della Miteni accusati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque per la contaminazione da PFAS che ha coinvolto circa 350.000 persone nelle province di Vicenza, Padova e Verona.
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