Ottant’anni fa, la liberazione di Auschwitz
Redazione
Oggi, 27 gennaio 2025, il mondo celebra l’80º anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945. Questa giornata, riconosciuta come il Giorno della Memoria, rappresenta un momento di riflessione collettiva sulle atrocità dell’Olocausto, per ricordare le oltre sei milioni di vittime e rinnovare il monito contro l’odio e l’indifferenza.
Auschwitz: simbolo della Shoah
Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio nazista, è divenuto simbolo della Shoah. Tra il 1940 e il 1945, oltre un milione di persone furono uccise in quel luogo, la maggior parte delle quali ebree, ma anche oppositori politici, prigionieri di guerra, rom, sinti e omosessuali. La liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa rivelò al mondo l’orrore dello sterminio, trasformando Auschwitz in un luogo di memoria e di educazione.

Commemorazioni in tutto il mondo
Numerose cerimonie si stanno svolgendo oggi in tutto il mondo per onorare le vittime e riflettere sull’importanza della memoria storica. Ad Auschwitz, superstiti dell’Olocausto, autorità e giovani studenti si sono riuniti per una commemorazione ufficiale, scandita da testimonianze toccanti e dal silenzio davanti al monumento internazionale alle vittime.
Papa Francesco, durante l’Angelus di ieri, ha ribadito l’importanza di questa ricorrenza, sottolineando come «l’orrore dello sterminio non possa essere dimenticato né negato». Ha inoltre invitato tutti a combattere ogni forma di antisemitismo e discriminazione, per costruire un mondo più giusto e fraterno.
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A Verona, un omaggio alle vittime
Anche Verona ha dedicato la giornata al ricordo delle vittime della Shoah. Le commemorazioni hanno avuto inizio con la deposizione delle corone d’alloro al Monumento ai Deportati in piazza Bra, seguita dagli interventi del sindaco Damiano Tommasi e del prefetto Demetrio Martino. Nel pomeriggio, il Teatro Filarmonico ospiterà un concerto commemorativo, mentre scuole e biblioteche hanno organizzato incontri e letture per riflettere sul significato di questa ricorrenza.

La dichiarazione della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni
«Ottant’anni fa l’orrore della Shoah si è mostrato al mondo in tutta la sua terrificante forza. Il 27 gennaio 1945 i cancelli di Auschwitz sono stati abbattuti, e insieme ad essi è crollato anche quel muro che impediva di vedere chiaramente l’abominio del piano nazista di persecuzione e di sterminio del popolo ebraico. Uomini, donne, bambini e anziani strappati dalle loro case, costretti a lasciare tutto, portati nei campi di sterminio e uccisi solo perché di religione ebraica. Un piano la cui premeditata ferocia fa della Shoah una tragedia che non ha paragoni nella storia».

«Un piano, quello condotto dal regime hitleriano, che in Italia trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni. Un abisso a cui si contrappose il coraggio di tanti Giusti, che non esitarono a disobbedire e a rischiare la propria stessa vita per salvare quella di migliaia di innocenti».
«Oggi celebriamo il Giorno della Memoria della Shoah, ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di quei fatti, anche attraverso la testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Testimoni viventi di una pagina orribile del nostro passato, ai quali rendiamo ancora una volta il nostro ringraziamento. Perché, se oggi conosciamo ciò che è accaduto, lo dobbiamo soprattutto a loro. “Sono vivo affinché possa testimoniare. C’era un disegno più grande per me, e andrò avanti a ricordare fin che vivrò”, ha detto Sami Modiano. È un insegnamento straordinario, che dobbiamo far nostro per coltivare la memoria e accrescerne, sempre di più, la consapevolezza nelle giovani generazioni».
«L’antisemitismo non è stato sconfitto con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. È una piaga che è sopravvissuta alla Shoah, ha assunto declinazioni diverse e si propaga attraverso strumenti e canali nuovi. Combattere l’antisemitismo, in tutte le forme in cui si manifesta, antiche e moderne, è una priorità di questo Governo. Impegno mai venuto meno e che intendiamo portare avanti con forza e determinazione, anche attraverso l’elaborazione della nuova Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo, un documento articolato e di scenario che fissa obiettivi e azioni concrete per contrastare un fenomeno abietto che non ha diritto di cittadinanza nelle nostre società».
L’intervento di Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati
«Il 27 gennaio di 80 anni fa venivano abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, svelando così al mondo intero gli orrori della follia nazifascista. In questa ricorrenza desidero rivolgere un pensiero commosso alle vittime della Shoah e ai sopravvissuti. Ricordare Auschwitz significa guardare negli occhi il lato più oscuro dell’uomo per riaffermare con forza i principi di libertà, uguaglianza e rispetto che costituiscono i valori fondanti della nostra civiltà».
«Auschwitz è più di un luogo. È il simbolo universale della disumanità. È un monito, una testimonianza viva di quel che può accadere quando l’odio, il pregiudizio e l’indifferenza prevalgono. Le immagini dei binari che si perdono verso il nulla e delle baracche dove ogni traccia di umanità era negata sono ferite indelebili. Il cancello sovrastato da quelle parole ingannevoli resta scolpito nella nostra coscienza come emblema di menzogna e crudeltà».

«Bambini, donne, uomini, anziani furono mandati a morire senza pietà nelle camere a gas per il solo fatto di esistere. La voce dei sopravvissuti ci ricorda che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Ma ricordare non basta. Abbiamo il dovere di trasformare questa memoria in antidoto contro ogni forma di odio, razzismo e antisemitismo. È nostro compito vigilare, come Istituzioni e come cittadini, perché simili tragedie non si ripetano mai più».
«La memoria non è un esercizio sterile. È una responsabilità attiva, una difesa costante della democrazia, della libertà e dei diritti umani. In questa giornata così significativa, desidero dunque sottolineare l’importanza dell’educazione. Le scuole, le famiglie, le comunità hanno un ruolo cruciale nel custodire e trasmettere ai giovani il valore di questa eredità. Dobbiamo insegnare loro che il rispetto è una barriera contro il ritorno dell’odio. E che la conoscenza è la chiave per comprendere e disinnescare i suoi meccanismi. San Giovanni Paolo II, in occasione del 50° anniversario della fine in Europa della Seconda Guerra mondiale, osservò che: “Col trascorrere del tempo, i ricordi non devono impallidire; devono piuttosto farsi lezione severa per la nostra e per le future generazioni”».
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