Nuovo blitz ambientalista a Venezia: Canal Grande si colora di verde

Ieri pomeriggio, gli attivisti di Extintion Rebellion Venezia si sono appesi al Ponte di Rialto come forma di protesta all'andamento della COP28. Durante l’azione è stata versata fluorescina, un colorante non inquinante, nel Canal Grande, per rendere l’acqua fluorescente. La spiegazione degli attivisti: «COP28? 28 anni di fallimenti» «Siamo tutti appesi a un filo. Sappiamo…

Ieri pomeriggio, gli attivisti di Extintion Rebellion Venezia si sono appesi al Ponte di Rialto come forma di protesta all’andamento della COP28. Durante l’azione è stata versata fluorescina, un colorante non inquinante, nel Canal Grande, per rendere l’acqua fluorescente.

La spiegazione degli attivisti: «COP28? 28 anni di fallimenti»

«Siamo tutti appesi a un filo. Sappiamo che il nostro futuro è in pericolo, e che non sta venendo fatto nulla per proteggerlo. Il cambiamento climatico sta già avendo impatti disastrosi sul territorio italiano, la scienza ci dice che sarà sempre peggio e, davanti a questa catastrofe, la politica continua a perdere tempo in farse», scrivono gli attivisti sui social.

«La COP28 è ospitata dagli Emirati Arabi Uniti, uno stato la cui economia si regge sul petrolio. È presieduta dall’amministratore delegato di una compagnia petrolifera e si è svolta sotto l’assedio dei 2400 lobbisti del fossili invitati a partecipare. E questa COP è l’ultima di altre 27, 27 anni di fallimenti in cui le emissioni non hanno fatto altro che crescere, e in cui non sono mai stati presi accordi vincolanti per ridurle. Siamo stanchi, non ne possiamo più di essere presi in giro dai nostri governi, di vedere anno dopo anno disastri sociali e ambientali, di sapere che il nostro futuro è sempre più in pericolo mentre la politica continua a fare nulla. Le COP hanno fallito e la politica non farà nulla per fermare la crisi in corso».

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«Ci ribelliamo davanti a questa inazione, non possiamo restare in silenzio mentre il nostro futuro viene svenduto alle industrie del fossile! Chiediamo al governo di agire ora per ridurre le emissioni, e continueremo a ribellarci finché non sarà costretto a farlo!».

Tre giorni fa, il blitz alla basilica di San Marco

Il presidente del Veneto Luca Zaia ha voluto censurare l’azione con cui alcuni attivisti per il clima hanno lanciato, lo scorso 7 dicembre, contro la Basilica di piazza San Marco del liquido misto a fango.

«Esprimo la più ferma condanna per l’azione intrapresa da alcuni attivisti per il clima che hanno imbrattato con del fango l’esterno della Basilica di San Marco, a Venezia, uno dei simboli della cultura, dell’architettura, della fede nel mondo. Quando la protesta, anche la più condivisibile, come la preoccupazione per i cambiamenti climatici, trascende in azioni come queste, che deturpano e danneggiano, anche solo temporaneamente, un’opera d’arte dal valore immenso per la comunità veneziana e non solo, non può che essere fermamente biasimata».

«Rispetto al massimo le proteste democratiche di tutti, soprattutto se riguardano temi così significativi come quelli ambientali – ha aggiunto il Governatore – Abbiamo appena concluso la COP28 e mi sembra che grandi segnali non siano emersi, ma questo non giustifica azioni con cui si imbrattano edifici come la Basilica di San Marco. L’imbrattamento comporta, tra l’altro, una serie di conseguenze per il ripristino dei monumenti che contribuiscono ad aumentare le emissioni di Co2: per gli operai che dovranno spostarsi per ripulire, per l’energia elettrica impiegata, per i macchinari che verranno azionati. È davvero un controsenso: le proteste vanno fatte in maniera rispettosa, non solo della proprietà altrui ma anche del clima».

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