MSF contro i nuovi fermi della Geo Barents: «Ricorreremo in tribunale»
Il 26 settembre 2024, Medici Senza Frontiere (MSF) ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro i due nuovi ordini di fermo imposti alla sua nave di ricerca e soccorso, Geo Barents, un’azione che rappresenta, secondo l’organizzazione, un tentativo deliberato di bloccare le operazioni umanitarie nel Mediterraneo centrale. L’ultimo di questi fermi amministrativi arriva appena dodici giorni dopo la sospensione di un precedente provvedimento da parte del Tribunale civile di Salerno, che aveva riconosciuto la legittimità delle attività della nave nel salvare vite umane.
Juan Matias Gil, capomissione per la ricerca e soccorso in mare di MSF, ha espresso indignazione verso queste misure, sottolineando l’escalation di detenzioni arbitrarie contro le navi umanitarie. «Ogni volta che i tribunali si pronunciano a nostro favore, il governo impone nuove detenzioni. Questo comportamento è inaccettabile in un Paese che si dichiara stato di diritto», ha affermato Gil.
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Il fermo più recente, risalente al 23 settembre, è stato giustificato con due provvedimenti distinti. Il primo, della durata di 60 giorni, fa riferimento al Decreto Piantedosi, e accusa la Geo Barents di non aver rispettato le indicazioni della guardia costiera libica durante un’operazione di salvataggio del 19 settembre. Quel giorno, la nave aveva già soccorso circa 90 persone e stava per concludere l’intervento quando è stata avvicinata da una motovedetta libica, la PB301, donata dall’Italia, che ha effettuato manovre intimidatorie, come ha riportato Fulvia Conte, responsabile del team di MSF. «La motovedetta è arrivata più di cinque ore dopo la prima segnalazione, ha minacciato di sparare e ha messo a rischio sia le persone soccorse sia il nostro equipaggio», ha spiegato Conte.
Il secondo fermo è stato emesso a seguito di una rigorosa ispezione da parte del Port State Control (PSC), che ha rilevato otto presunte carenze tecniche a bordo della Geo Barents. Tuttavia, MSF denuncia che queste ispezioni fanno parte di una strategia più ampia per impedire il ritorno della nave in mare. «Le ispezioni sono uno strumento utilizzato dalle autorità per ostacolare le operazioni di soccorso. Tuttavia, ci stiamo già adoperando per risolvere queste presunte carenze, con l’obiettivo di tornare presto operativi e prevenire ulteriori morti in mare», ha dichiarato Conte.
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L’operato di MSF nel Mediterraneo centrale è iniziato nel 2015 e, da allora, ha salvato oltre 91.000 persone, di cui più di 12.540 solo a bordo della Geo Barents, attiva dal maggio 2021. «Nonostante le sfide politiche e amministrative, il nostro impegno rimane lo stesso: salvare vite umane», ha concluso Gil.
L’organizzazione ha anche criticato la cooperazione tra il governo italiano e la guardia costiera libica, accusata di gravi violazioni dei diritti umani. «Le testimonianze dei sopravvissuti parlano di intercettazioni violente e abusi in mare, spesso facilitati dalla guardia costiera libica, che agisce con il supporto dell’Unione Europea», ha sottolineato Gil, ribadendo la sua intenzione di continuare a combattere legalmente contro questi fermi e di garantire che la Geo Barents torni presto a svolgere il suo lavoro essenziale.
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