Milano Wine Business Forum, strategie per affrontare l’annata

Durante il Milano Wine Business Forum, il tradizionale confronto organizzato da BS Business Strategies sono emerse indicazioni per superare l'annata che, per due terzi dei produttori vinicoli ha avuto un impatto grave. Il critico enologo Galloni: «È stato un errore annullare appuntamenti come Prowein e Vinitaly».

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Strategie distributive innovative, rapporto diretto con il consumatore, valorizzazione delle identità dei vini italiani, investimenti in Marketing e Comunicazione. Sono le indicazioni che vengono da alcuni dei protagonisti del settore a livello internazionale per affrontare e superare la pandemia da Covid-19 emerse durante il Milano Wine Business Forum, il tradizionale confronto organizzato da BS Business Strategies, come informa Federvini.

Le prime indicazioni emerse dallo studio che ha coinvolto attori chiave del sistema vinicolo internazionale in un dibattito che ha preso le mosse da un’indagine che si sta svolgendo in dodici Paesi del mondo, tra Europa e America, evidenziano uno scenario interessante di cui sarà particolarmente utile tenere conto. 

Se circa due terzi dei produttori di vino affermano che nel 2020 avranno subìto un impatto tra “grave” e “gravissimo” dalla Pandemia di Covid, un terzo circa del campione dichiara impatto “modesto”

Il punto sono i mercati, dicono i professori Davide Gaeta e Jean-Marie Cardebat, i due ricercatori dell’Università di Verona e di Bordeaux che hanno presentato i primi risultati della ricerca, e la differenza sta nei canali di distribuzione. 

Le aziende che hanno il core del proprio business nel retail della grande distribuzione hanno sofferto molto meno di coloro che vivono di Horeca e di enoturismo. Ma la ricerca evidenzia anche un altro aspetto. «In Italia le aspettative adattive del mercato sono negative – sottolineano Gaeta e Cardebat – il mercato che resiste è quello della grande distribuzione e si prospetta una tensione pesante nei prezzi del vino». 

La risposta in questi casi è quasi sempre il taglio dei costi di Marketing e Comunicazione ma sarebbe un grave errore, ammoniscono Gaeta e Cardebat. E il primo intervento di Antonio Galloni, voce dall’universo americano, è una conferma forte e chiara in questo senso. Intervistato da Silvana Ballotta, Galloni afferma che, come in tutte le crisi, questo è un «momento di grandi opportunità». 

«L’interesse del consumatore americano è sempre molto alto nei confronti del vino italiano, in particolare ci sono spazi per le fasce estreme di prodotto, crescono i vini di prezzo basso e quelli di prezzo molto alto. Soffre la fascia intermedia e soffrono quei vini che non hanno una forte identità. Un Soave, un Barolo, un Amarone, sono vini con una connotazione unica, non ci sono similari e questa è una garanzia per i loro mercati». 

«È stato un errore annullare appuntamenti come Prowein e Vinitaly, proprio nei momenti di difficoltà bisogna mantenere la rotta. È importante avviare e mantenere un rapporto diretto con i consumatori – avverte Galloni – la consegna a domicilio negli USA funziona bene. Quello che è importante, come in tutti i momenti di crisi, è investire, non solo in denari ma anche in impegno e lavoro. Questo farà la differenza e il mercato premierà chi ha il coraggio di farlo”.  

Dalle voci dei relatori si evince che non tutti i territori sono stati colpiti con la stessa gravità dalla crisi pandemica. Per il Rioja, ad esempio, il 2020 è stato addirittura un’annata di crescita, in controtendenza mondiale, essenzialmente in virtù di una diversificazione dei canali distributivi.

In California, invece, Daou ha sfruttato la posizione di leadership in ambito innovazione e digitalizzazione per mantenere il valore delle vendite e conservare le risorse produttive. E ancora, a Montalcino Castiglion del Bosco ha elaborato una strategia di finanziamento innovativa basata sullo sfruttamento del processo di invecchiamento del Brunello

Tutti concordi, comunque, sulle strategie da mettere in campo da subito per il prossimo futuro: fare sistema per affrontare i mercati internazionali, valorizzando le identità e le “storie” dei territori per mantenere il valore dei nostri vini. Raccontare i nostri prodotti ovunque nel mondo e non solo nei paesi tradizionalmente meta per il nostro export, garantire la sicurezza dell’occupazione al settore, consolidando i mercati di export senza abbandonare il mercato interno, mantenere infine vicinanza al mondo dell’HoReCa studiando insieme modalità di relazione diretta con il cliente.  

«Un confronto interessantissimo – ha concluso Silvana Ballottamai come oggi abbiamo bisogno di imprenditori visionari, ossia capaci di avere visione sul futuro e coraggiosi per intraprendere strade di innovazione e sviluppo».