Lo Ius Scholae divide il Centrodestra: Tajani spinge, Salvini blocca
Il dibattito politico italiano si riaccende attorno al tema dello Ius Scholae, una proposta di legge che potrebbe riconoscere la cittadinanza italiana ai minori stranieri che completano un percorso scolastico in Italia. Al centro della discussione vi è una marcata divisione all’interno del centrodestra, con Antonio Tajani, segretario di Forza Italia e vicepremier, che spinge per una riforma in questa direzione, contrariamente alla posizione di Matteo Salvini, leader della Lega e anche lui vicepremier, che invece ritiene il tema non prioritario e non incluso nell’agenda di governo.
Tajani, in una recente intervista rilasciata a Repubblica, ha sottolineato che “i programmi si possono arricchire” e ha ribadito che lo Ius Scholae non è una “moda estiva”, ma una necessità per un’Italia che è cambiata, ricordando che la proposta era già stata supportata in passato da Silvio Berlusconi. Tajani ha insistito sul fatto che il tema della cittadinanza è centrale per la sua visione politica, affermando: «È quello di cui ha bisogno l’Italia». La sua proposta prevede che lo status di cittadino italiano possa essere riconosciuto ai minori stranieri che completano un percorso di studi, delineando una riforma che Forza Italia intende discutere più approfonditamente a settembre.
In netto contrasto, Salvini ha fermamente ribadito che la proposta non è una priorità per il governo, e ha chiarito che la Lega non è disposta a modificare la legislazione attuale sulla cittadinanza, considerata già efficace. Durante il Meeting di Rimini, Salvini ha dichiarato: «Non è una priorità, non è nell’agenda di governo», affermando che il tema dello Ius Scholae rimarrà «un’idea legittima di FI», ma non vedrà il sostegno della Lega. Inoltre, Salvini ha escluso la possibilità che Forza Italia voti insieme al Partito Democratico o al Movimento 5 Stelle su temi riguardanti l’immigrazione.
Le recenti performance olimpioniche delle atlete italiane di seconda generazione hanno riacceso il dibattito sulla cittadinanza, riportando alla luce una questione che anni fa si era arenata al Senato con il tentativo di introdurre un cosiddetto ‘ius temperato’. Questo rappresentava una variante del principio dello ius soli, dove la cittadinanza viene conferita in base al luogo di nascita.
Da parte loro, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si sono detti disponibili a confrontarsi con Forza Italia su una proposta di legge, purché sia seria e non una semplice provocazione estiva. Alessandro Alfieri, senatore del PD, ha sottolineato che il suo partito è aperto al dialogo se Forza Italia dimostrerà di fare sul serio. Tajani ha risposto a queste aperture dicendo: “Se il Pd si dice d’accordo con me, non posso essere io a cambiare idea”, confermando tuttavia il suo no assoluto allo ius soli e prendendo le distanze da possibili accuse di collusione con la sinistra.
Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso un punto di vista che potrebbe sembrare in controtendenza rispetto alla linea della Lega. Durante un intervento al Meeting di Rimini, Piantedosi ha dichiarato che, pur non volendo anticipare discussioni complesse, è necessario riflettere su come rendere i migranti “nostri cittadini”. Tuttavia, il Viminale ha successivamente chiarito che l’Italia rimane il paese che concede più cittadinanze in Europa, e che la posizione del ministro non deve essere interpretata come un’apertura allo Ius Scholae.
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