La Regione del Veneto aderisce al Progetto Italiae

Il Veneto accelera sulla strada delle aggregazioni tra Comuni. Progetto Italiae prevede la realizzazione di una banca dati nazionale/regionale delle Unioni dei Comuni, interventi a supporto dei processi di aggregazione, tavoli di confronto e condivisione delle "best practices", dei progetti e delle iniziative che rafforzano i processi di aggregazione.

Nell’ultimo decennio la Regione ha già vissuto una dozzina di fusioni tra comuni (di cui ben 5 lo scorso anno) e una ventina di gestioni associate di servizi che hanno coinvolto complessivamente 67 comuni. Su input nazionale, ma ancor prima regionale, è in atto un processo di riordino che porta a superare la frammentazione amministrativa e aggregare gli enti territoriali per gestire al meglio i servizi con maggiore efficienza ed economia di costi. Dei 563 comuni veneti, ben 239 aderiscono ad una unione o sono il risultato di una fusione. A vivere i  processi di aggregazione delle amministrazioni locali sono circa 1 milione e 300 mila veneti, pari a circa il 26 per cento della popolazione veneta.

In forza di questi numeri (14 fusioni tra 33 comuni per un totale di quasi 100 mila abitanti coinvolti, 19 unioni di comuni che hanno aggregato 67 enti piccoli e medi, per un totale di quasi mezzo milione di abitanti, e 21 unioni o comunità montane alla quale fanno riferimento oltre 600 mila abitanti) e dell’esperienza acquisita, la Regione ha aderito al Progetto Italiae, programma Nazionale del Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri e finanziato con fondi comunitari.

«Un progetto importante e significativo – sottolinea il vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto Gianluca Forcolin – che vede il Veneto tra le Regioni antesignane e virtuose nella realizzazione del riordino territoriale e amministrativo, per numero di Unioni realizzate e per modelli adottati nell’aggregazione delle funzioni e nell’innovazione istituzionale e dei servizi».

Il protocollo di intesa, siglato tra Regione del Veneto e Presidenza del Consiglio dei Ministri in videocollegamento con i presidenti delle Unioni venete di comuni, rende strutturale la collaborazione tra amministrazione centrale e Regione nel favorire e supportare i processi di aggregazione e riordino territoriale, coordinando anche gli incentivi economici.

Il protocollo, che ha già un piano operativo, prevede la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro in ognuna delle regioni aderenti. «Sono quattro i temi di lavoro per il 2020 del tavolo operativo – ha reso noto Forcolin – istituito in Veneto: dalla protezione civile ai nuovi modelli di lavoro con digitalizzazione e smart working, dalle politiche sociali all’ambito della comunicazione. La Regione coinvolgerà le Unioni dei Comuni su iniziative concrete di collaborazione in questi ambiti per definire un piano comune, anche finanziario, che sostenga e valorizzi l’esperienza delle Unioni di Comuni».

La Regione del Veneto, per parte propria, sta accompagnando tali processi di fusione o aggregazione dei Comuni con importanti risorse, che integrano gli incentivi statali. Solo nel corso del 2019 la Regione ha investito quasi 2 milioni di euro per favorire l’esercizio aggregato di funzioni tra Comuni.

«Rafforzare i processi associativi tra gli enti territoriali ed esperienze di condivisione tra le politiche locali – ha concluso Forcolin – significa valorizzare al meglio le risorse pubbliche, migliorare le organizzazioni amministrative e la loro capacità di intervento e, quindi, i servizi ai cittadini. Perché, anche per gli enti locali, vale il principio che da soli forse si corre più veloci, ma insieme si fa più strada».