Israele e Hamas, firmato l’accordo
Redazione
AGGIORNATMENTO ORE 16
Israele e Hamas hanno firmato l’accordo.
L’intesa tra Israele e Hamas su Gaza era già stata annunciata da Donald Trump, dopo giorni di negoziazioni. Come riporta l’Ansa, la portavoce del governo israeliano ha spiegato che alle 17 (ora locale, le 16 in Italia) si terrà una riunione di gabinetto e un’ora dopo ci sarà la riunione di governo.
«Entro 24 ore dalla riunione del Consiglio dei Ministri, entrerà in vigore un cessate il fuoco a Gaza. L’Idf si ritirerà sulla linea gialla come indicano le mappe del piano Trump. Dopo 24 ore, inizieranno le 72 ore durante le quali tutti i nostri ostaggi saranno rilasciati e riportati in Israele».
Israele e Hamas, accordo raggiunto. Oggi la firma del piano di pace
Dopo anni di bombardamenti e guerra, qualcosa sembra finalmente muoversi nella direzione della pace. Israele e Hamas sembrano aver raggiunto un’intesa: oggi alle 11, ora italiana, ci sarà la firma per la prima fase di un piano di cessate il fuoco che, seppur parziale, potrebbe rappresentare una svolta storica.
A fare da mediatore, il presidente USA Donald Trump, tornato protagonista della diplomazia internazionale con un piano di pace in 20 punti, presentato alla fine di settembre. Un documento ambizioso, che ha trovato l’appoggio (o almeno il coinvolgimento) di attori chiave come Qatar, Egitto e Turchia.
Il piano di pace
Il punto di partenza dell’accordo è chiaro: fermare le ostilità, o almeno sospenderle. Israele si impegna a ritirare le truppe da alcune aree della Striscia di Gaza, mentre Hamas ha promesso il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani ancora in suo possesso, inclusi i corpi di quelli deceduti.
In cambio, Tel Aviv libererà prigionieri palestinesi, in particolare quelli arrestati dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. Non è la prima volta che si parla di uno scambio simile, ma questa volta i termini sembrano più concreti e operativi. I negoziatori qatarioti hanno confermato che esiste già un calendario preciso per l’attuazione.
In parallelo, si sbloccherà anche l’ingresso degli aiuti umanitari: una questione urgente e disperata. Gaza è allo stremo – ospedali distrutti, acqua razionata, elettricità intermittente – e le agenzie internazionali chiedono da mesi un corridoio umanitario stabile.
Finora, tutte le tregue erano crollate dopo pochi giorni. Ma ci sono alcuni segnali che questa volta qualcosa di diverso c’è. Prima di tutto, l’ampiezza del consenso internazionale: la mediazione non è più affidata a singoli governi, ma a un blocco composito, dove ognuno ha un interesse specifico a far proseguire il piano.
Poi c’è la pressione interna. In Israele, le proteste delle famiglie degli ostaggi si sono intensificate a tal punto da diventare insostenibili per il governo. L’opinione pubblica vuole risposte. Dall’altra parte, Hamas è sotto assedio da mesi, e l’emergenza umanitaria rende sempre più difficile mantenere il controllo del territorio senza aprire uno spiraglio negoziale.
Donald Trump ha definito l’accordo “un primo passo coraggioso” e ha aggiunto che “la pace si costruisce un compromesso alla volta”.
“Dal Medio Oriente arrivano ottime notizie: la pace è vicina. L’Italia, che ha sempre sostenuto il piano statunitense, è pronta a fare la sua parte per consolidare il cessate il fuoco, per fare arrivare nuovi aiuti umanitari e per partecipare alla ricostruzione di Gaza. Pronti anche a inviare militari in caso di creazione di una forza internazionale di pace per riunificare la Palestina” ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un post pubblicato stamattina sul suo account X.
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