Israele attacca l’Iran, raid sui siti nucleari. Teheran lancia 100 droni
Redazione
L’aeronautica militare israeliana ha avviato una serie di attacchi mirati in territorio iraniano, dando ufficialmente il via all’operazione “Rising Lion”. L’intervento segue la dichiarazione dello stato di emergenza speciale annunciata dal ministro della Difesa Israel Katz, che ha interessato l’intero territorio israeliano.
Fonti locali a Teheran riportano numerose esplosioni, mentre l’esercito israeliano afferma che l’Iran possiede abbastanza materiale per la produzione di almeno 15 bombe nucleari. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato: «Colpito al cuore il loro programma nucleare, andremo avanti per tutto il tempo necessario».
Secondo le prime informazioni, l’operazione aveva come obiettivi i vertici politici e militari iraniani. Tra le vittime confermate ci sono il capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, e il generale Mohammad Bagheri. Sono stati uccisi anche due scienziati fondamentali del programma nucleare iraniano.
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Mentre Donald Trump ha convocato il gabinetto di emergenza, la Casa Bianca ha dichiarato: «Non siamo coinvolti in questa operazione». L’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha comunicato che sta monitorando «attentamente la situazione profondamente preoccupante» soprattutto in merito all’impianto di arricchimento dell’uranio a Natanz.
I media internazionali ipotizzano che i raid possano proseguire per settimane, mantenendo alta la tensione nello scenario mediorientale.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, che è in contatto con il governo e ha sentito il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro della Difesa Guido Crosetto e ha acquisito la disponibilità a riferire in Commissione del Ministro Tajani domani mattina, sabato 14 giugno: «Ringrazio il governo – dice Fontana – per aver dato pronta disponibilità alla mia sollecitazione. Sono fortemente preoccupato per la situazione ed è ovviamente prioritario che il Parlamento sia informato. Seguo con massima attenzione tutti gli sviluppi, auspicando che, di fronte a un quadro internazionale di grande complessità, possano prevalere il buon senso e la diplomazia».
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