Il Tar annulla “Bologna Città 30”: «Ordinanza non legittima»
Redazione
È arrivato nelle scorse ore lo stop del Tar dell’Emilia Romagna a “Bologna Città 30”, il provvedimento che il Comune aveva adottato due anni fa ed esteso a gran parte della città (erano escluse le strade ad alto scorrimento). “Bologna Città 30” imponeva il limite di velocità ai mezzi di 30 km/h e, secondo il Tar, si tratta di un’ordinanza non legittima, poiché «i divieti vanno dettagliati strada per strada e sulla base di parametri oggettivi», come un alto passaggio pedonale, la vicinanza alle scuole o marciapiedi non adeguati. Il ricorso al Tar era stato presentato da due tassisti, che hanno accusato la “Città 30” di aver fatto diminuire le loro corse e quindi i loro guadagni.
Il provvedimento è entrato in vigore a gennaio 2024, dopo sei mesi di sperimentazione, e in termini di sicurezza stradale aveva dato risultati positivi: rispetto agli altri grandi Comuni, Bologna ha registrato infatti un calo degli incidenti pari al 9,8% contro un aumento del 4,3%, una diminuzione dei feriti del 10,7% a fronte di un incremento del 3,9% e, soprattutto, una riduzione dei morti del 47,6%, nettamente superiore al calo del 18,1% osservato negli altri grandi centri (dati riportati dal sindaco Matteo Lepore).
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La risposta del sindaco di Bologna
Il sindaco Matteo Lepore ha commentato così la sentenza: «Dopo la sentenza del TAR, che ha annullato le ordinanze sulla città 30 ma ha riconosciuto la possibilità del Comune di Bologna di pianificare la velocità stradale, noi andiamo avanti e rilanciamo con la fase due. Metteremo in campo delle nuove ordinanze conformi con la sentenza del TAR, investiremo 16 milioni di euro per mettere in sicurezza 100 nuovi punti stradali pericolosi. Perché il problema non è solo andare ai 30, ma che le strade devono essere più sicure».
Un progetto a cui Verona guardava con interesse
L’idea delle “Città 30” aveva stuzzicato anche l’assessore alla Mobilità del Comune di Verona, Tommaso Ferrari, che già nel 2024 la definiva «una direzione che si vuole percorrere anche a Verona».
Ferrari riconosceva però anche che «Verona è sicuramente più indietro di Bologna», ribadendo che l’impegno dell’amministrazione è in primo luogo «riequilibrare gli spazi urbani all’interno della città affinché la strada sia un posto sicuro per i pedoni, i ciclisti e gli automobilisti», e che l’obiettivo è «ridurre la velocità delle auto e accrescere la sicurezza di pedoni, biciclette e monopattini, per sostenere una mobilità alternativa all’auto privata».
Con il provvedimento del Tar dell’Emilia Romagna, tuttavia, sfuma l’ipotesi di estensione del modello, così com’è pensato attualmente, ad altre città, compresa quella scaligera.
A Verona ci sono comunque già delle zone dove si circola al massimo ai 30 chilometri orari. L’area si estende per quasi 5 chilometri quadrati e ha un perimetro di circa 10 chilometri. Comprende tutte le vie dei quartieri San Zeno, Cittadella, Veronetta, Santo Stefano e Città Antica, situati all’interno delle Mura e dei Bastioni, nonché la parte di Borgo Trento compresa tra l’ansa dell’Adige a sud e via Farinata degli Uberti e via dei Mille a nord.
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