Il network “Sui tetti” attacca la Consulta sul fine vita
Redazione
«La lettura della sentenza n. 132 del 25 luglio 2025 fa sobbalzare sulla sedia», afferma il network “Ditelo sui tetti”, che riunisce oltre cento associazioni. La critica si concentra su due aspetti principali: la contraddizione con precedenti pronunce e un’eccessiva interferenza nel processo legislativo sul tema del fine-vita.
Secondo il network, la Corte non può smentire sé stessa, pena la perdita della sua credibilità istituzionale, e non può dettare leggi al Parlamento, condizionandone i contenuti, come accadrebbe nella recente sentenza. «Facciamo appello ai decisori perché difendano le istituzioni legislative democratiche», si legge nel comunicato.
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Il network segnala forti discrepanze con altre sentenze, come la n. 242/2019 e la n. 135/2024, in cui era stato escluso un diritto a morire. La 242, in particolare, richiama l’articolo 2 della Costituzione e della CEDU, che impone allo Stato il dovere di tutelare la vita, non di garantire l’aiuto al suicidio.
Domenico Menorello, coordinatore del network, richiama anche la recente sentenza 66/2025, che sottolineava il rischio di far percepire il “diritto di morire” come un “dovere di morire”, minando la tutela dei più fragili.
La seconda accusa riguarda il tentativo della Corte di influenzare il dibattito parlamentare in corso al Senato su una nuova normativa. Secondo il network, la Consulta avrebbe preteso di dettare contenuti relativi al ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, «snaturandone la missione».
Il network conclude con un appello: «Il Parlamento non accetti indebite ingerenze e non tradisca la sovranità popolare».
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