È morta la sciatrice azzurra Matilde Lorenzi
Matilde Lorenzi, giovane promessa dello sci azzurro, è morta in seguito a una gravissima caduta avvenuta ieri durante un allenamento sul ghiacciaio della Val Senales, in Alto Adige. La notizia è stata diffusa tramite un post del Ministero della Difesa.
In un messaggio sui social, il Ministro Guido Crosetto e la Difesa hanno espresso «i sentimenti del più profondo cordoglio» e si sono uniti in un «abbraccio ideale ai familiari e ai colleghi del Caporale Matilde Lorenzi, atleta dell’Esercito e promessa dello sci azzurro, tragicamente scomparsa a seguito di un gravissimo incidente occorso durante una sessione di allenamento».
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Lorenzo Fontana, presidente Camera dei Deputati: «Un dolore profondo»
«La tragica perdita di una giovane vita, atleta di talento, è un dolore profondo. Esprimo ai familiari di Matilde Lorenzi, anche a nome della Camera dei deputati, la mia vicinanza e il più sentito cordoglio. Il pensiero va anche all’Esercito e a quanti hanno condiviso con Matilde le esperienze sportive e di vita apprezzandone qualità e valore».
Giorgio Pasetto, presidente Fondazione Sportiva Marcantonio Bentegodi: «Non è concepibile morire sciando»
«Lo dico subito: non è questione di far polemica, ma al contrario di difendere lo sport e di onorare la memoria di una ragazza che nello sport credeva. Voglio affermare a voce alta che non è concepibile morire sciando, così come praticando qualsiasi altra disciplina, a maggior ragione in allenamento. Verranno accertate le cause di questa tragedia, ma ho la sensazione che in troppi casi si stia travalicando il senso profondo dello sport, spingendo verso un agonismo sfrenato, verso una ricerca estrema del risultato. Ieri, mentre tutti gli sportivi erano con il fiato sospeso in attesa di sapere quali fossero le condizioni dii Matilde Lorenzi, dopo l’incidente occorsole, la Federazione usciva con un comunicato “gelido” che non esprimeva una sola parola di vicinanza umana, ma elencava solo il palmares agonistico dell’atleta. Così non va bene. Lo sport – anche quello ai massimi livelli – ha e deve avere come protagoniste le persone. Donne, uomini, ragazze e ragazzi che esprimono innanzi tutto la loro passione».
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