DDL Autonomia, arriva il via libera della Camera: è legge

L'Aula di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 172 voti favorevoli, 99 contrari e un astenuto. Ora da definire i LEP. Le opposizioni: «Provvedimento che condanna il Sud e le aree più in difficoltà del Paese».

Parlamentari ed esponenti della Lega festeggiano il voto sul DDL Autonomia
Parlamentari ed esponenti della Lega festeggiano il voto sul DDL Autonomia (giugno 2024)

Dopo una lunga maratona notturna alla Camera, è stato approvato in via definitiva nelle prime ore di oggi il disegno di legge sull’Autonomia differenziata. L’Aula di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 172 voti favorevoli, 99 contrari e un astenuto. Ora è legge. Dopo l’approvazione, il gruppo del Movimento 5 Stelle in segno di protesta ha intonato l’inno di Mameli e sventolato tricolori, che molti parlamentari avevano al collo.

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario è una norma procedurale che attua la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. In 11 articoli, definisce le procedure legislative e amministrative per l’applicazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione.

Il testo stabilisce le intese tra lo Stato e le Regioni che richiedono l’autonomia differenziata per le 23 materie indicate. Dopo l’ok del Senato, il disegno di legge Calderoli è giunto al voto a Montecitorio. I punti principali sono:

  • Le richieste di autonomia partono su iniziativa delle Regioni, con il parere degli Enti locali.
  • Le materie coinvolte sono 23, tra cui la tutela della salute, istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura e commercio estero.
  • Quattordici materie sono definite dai Livelli Essenziali di Prestazione (LEP).

Ora inizia il percorso di definizione dei Lep e gli accordi fra regioni e Stato.

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Calderoli e Zaia
Foto d’archivio. Il ministro Calderoli e il Presidente del Veneto Zaia

I commenti della maggioranza

«È una giornata storica. All’alba di oggi si è scritta una bella pagina di democrazia. Un grande segno di rispetto democratico nei confronti del popolo» dice il presidente del Veneto Luca Zaia.

Protagonista dell’iter legislativo è stato il senatore veronese della Lega Paolo Tosato: «L’Autonomia è Legge dello Stato. Finalmente, grazie all’impegno e alla determinazione del ministro Roberto Calderoli e della Lega, si dà attuazione alla Costituzione che, sin dal 1948, prevedeva con l’articolo 5, la vocazione autonomista del modello istituzionale da attribuire all’Italia. Ora, le Regioni, i territori, potranno chiedere e ottenere forme di autonomia per garantire migliori servizi ai cittadini secondo i principi di libertà e responsabilità».

Aggiunge Tosato: «Il percorso autonomista non è mai stato una contrapposizione Nord-Sud. È una rivoluzione che vuole trasferire competenze e risorse dal centro alle periferie. L’Autonomia è un’opportunità per tutti: non dividerà il Paese ma, anzi, lo renderà più efficiente. La riforma libererà i territori da burocrazia, da tempi lunghi, da un dirigismo e centralismo che non permette alle Regioni di esprimersi al meglio delle loro potenzialità. I Paesi con Costituzioni federaliste o autonomiste corrono più veloci degli altri e consolidano lo spirito dell’unità nazionale. Non bisogna diffidare di chi vuole garantire maggiore Libertà ma di coloro che vogliono limitarla o ostacolarla».

«L’Autonomia è legge. Oggi è una giornata che aspettavamo da oltre 40 anni e che ricorderemo per sempre. Non abbiamo mai mollato. Non abbiamo mai perso la nostra identità. Il Leone ha ruggito!». Così Paolo Borchia, segretario provinciale della Lega Verona e vicesegretario della Liga Veneta.

«Abbiamo scritto la storia!» dichiara Mara Bizzotto, vicepresidente vicario del gruppo Lega al Senato. «L’approvazione definitiva dell’Autonomia differenziata è il coronamento di 40 anni di battaglie politiche della Lega, un sogno che diventa realtà. Per noi l’Autonomia è la madre di tutte le riforme e sarà una grande rivoluzione democratica che cambierà in meglio tutto il Paese e che darà finalmente più risorse, più competenze e più dignità ai nostri territori. L’autonomia è una riforma epocale che farà diventare il nostro Paese più moderno, più efficiente e più competitivo».

Soddisfatto anche Flavio Tosi, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia: «Il lavoro del Governo Meloni, che è riuscito in quello che i precedenti esecutivi politici, in particolare i due governi Conte, non erano riusciti nemmeno ad avviare. Ora invece l’autonomia è legge e si apre la partita fondamentale dei Lep, che contribuirà a creare equità e far fare un passo avanti a tutte le Regioni».

«Un risultato possibile solo grazie all’impegno, al lavoro e alla serietà del Governo Meloni. Per anni questo è stato un obbiettivo solo a parole dei governi che si sono succeduti alla guida della nazione, ma è solo con Giorgia Meloni alla Presidenza del Consiglio e con Fratelli d’Italia al governo che si è arrivati al risultato concreto», così il senatore Luca De Carlo, coordinatore veneto di Fratelli d’Italia, commenta l’approvazione della legge sull’autonomia.

Tosi rivendica il contributo di Forza Italia: «Da Forza Italia è partita in Veneto la proposta di legge che ha portato al referendum del 2017. E se due mesi fa non fosse stato per l’intervento decisivo del nostro Nazario Pagano, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, l’iter legislativo si sarebbe bloccato. Non è un caso che a ottenere l’autonomia sia stato il primo governo politico in cui siede Forza Italia da dopo il referendum veneto».

I consiglieri regionali veneti di Forza Italia Elisa Venturini, Alberto Bozza e Fabrizio Boron aggiungono: «Non a caso Forza Italia, anche in questa legislatura, ha scelto di mettere nel nome e nel simbolo del proprio gruppo consiliare la parola autonomia, per richiamare ogni giorno quale fosse l’obiettivo principale da raggiungere».

Con queste parole il consigliere regionale Stefano Valdegamberi interviene sul tema del giorno: «Se oggi a Roma si parla di autonomia, in parte lo dobbiamo ad un Progetto di Legge Regionale che ho depositato nel 2013 su impulso di Indipendenza Veneta, con cui si prevedeva di indire un referendum per l’Indipendenza del Veneto».

«Quella proposta fu molto forte, dirompente. Molto contestata e dibattuta perché sfidava apertamente lo Stato. Fu accompagnata da assemblee popolari, portò grande scompiglio e diventò legge grazie ad un accordo politico con il gruppo consiliare del PDL che assicurò il suo voto in aula a condizione che si approvasse contestualmente anche una loro proposta sull’autonomia, che da lì a poco avrebbero depositato» continua Valdegamberi.

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Le critiche

«Il Pd, insieme alle altre opposizioni, ai movimenti e alla società civile, è pronto a raccogliere da subito le firme per un referendum contro lo Spacca Italia». Lo ha dichiarato all’Ansa il capogruppo del Partito Democratico in Senato Francesco Boccia dopo l’ok definitivo all’autonomia differenziata.

«Sono le 7.39: da ieri e per tutta questa notte stiamo contrastando la maggioranza decisa ad approvare, in questa seduta fiume alla Camera, il disegno di legge Spacca-Italia, che condanna il Sud e le aree più in difficoltà del Paese al peggioramento delle proprie condizioni riguardanti la sanità, l’istruzione, i trasporti. Continueremo a contrastarli in tutti i modi: in Parlamento e nelle piazze», scrive su Facebook il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte

Secondo Luca Perini di Sinistra Italiana Verona: «Con la definitiva approvazione notturna della legge sull’autonomia differenziata la maggioranza di destra centro in parlamento ha sancito un principio: le cittadine e I cittadini italiani NON sono più tutti uguali di fronte alla legge. È il trionfo del disegno originario della lega: frantumare il paese rompendo il vincolo di unità e di solidarietà nazionale. E lo sventolio in aula delle bandiere padane sta a dimostrarlo».

Continua Perini: «Fratelli d’Italia e Forza Italia, complici, pagano il dazio di un patto scellerato. Alla lega l’autonomia, a forza Italia la separazione delle carriere e a fratelli d’Italia il premierato. E a farne le spese sono la solidarietà, la democrazia e l’imparzialità di giudizio».

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Cosa succede ora

  • Determinazione Lep: la concessione di una o più “forme di autonomia” è subordinata alla determinazione dei Lep, ovvero i criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito – è specificato nel testo – in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. La determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, e quindi dei Lep, avverrà a partire da una ricognizione della spesa storica dello Stato in ogni Regione nell’ultimo triennio.
  • Principi di trasferimento: l’articolo 4, modificato in Aula al Senato da un emendamento di FdI, stabilisce i principi per il trasferimento delle funzioni alle singole Regioni, precisando che sarà concesso solo successivamente alla determinazione dei Lep e nei limiti delle risorse rese disponibili in legge di bilancio. Dunque senza Lep e il loro finanziamento, che dovrà essere esteso anche alle Regioni che non chiederanno la devoluzione, non ci sarà Autonomia.
  • Cabina di regia: composta da tutti i ministri competenti, assistita da una segreteria tecnica, collocata presso il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio. Dovrà provvedere a una ricognizione del quadro normativo in relazione a ciascuna funzione amministrativa statale e delle regioni ordinarie, e all’individuazione delle materie o ambiti di materie riferibili ai Lep sui diritti civili e sociali che devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale.
  • Tempi: il Governo entro 24 mesi dall’entrata in vigore del ddl dovrà varare uno o più decreti legislativi per determinare livelli e importi dei Lep. Mentre Sato e Regioni, una volta avviata, avranno tempo 5 mesi per arrivare a un accordo. Le intese potranno durare fino a 10 anni e poi essere rinnovate, oppure potranno terminare prima con un preavviso di almeno 12 mesi.
  • Clausola di salvaguardia: l’undicesimo articolo, inserito in commissione, oltre a estendere la legge anche alle regioni a statuto speciale e le province autonome, reca la clausola di salvaguardia per l’esercizio del potere sostitutivo del governo.

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