Cessate il fuoco a Gaza: primi ostaggi liberati, ma rimangono tensioni
Il tanto atteso cessate il fuoco tra Israele e Hamas è finalmente entrato in vigore a Gaza, segnando una pausa nei combattimenti che durano da mesi. La tregua, iniziata alle 11:15 ora locale del 19 gennaio 2025, ha visto le prime ore caratterizzate da sviluppi significativi e reazioni contrastanti.
Il momento cruciale è arrivato con la liberazione dei primi tre ostaggi israeliani: Romi Gonen, Emily Damari e Doron Steinbrecher, tutte donne tra i 23 e i 31 anni. La Croce Rossa ha confermato il loro rilascio, un passo importante nell’accordo che prevede lo scambio di 33 ostaggi israeliani con 737 prigionieri palestinesi.
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Tuttavia, le ore precedenti all’inizio della tregua sono state segnate da violenze. Israele ha condotto attacchi aerei su Gaza fino all’ultimo momento, causando almeno 19 vittime e oltre 20 feriti secondo fonti locali. Hamas, d’altra parte, ha giustificato il ritardo nell’avvio del cessate il fuoco citando “ragioni tecniche” nella consegna della lista degli ostaggi.
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L’accordo prevede anche un aumento significativo degli aiuti umanitari, con l’autorizzazione all’ingresso di 600 camion al giorno a Gaza, e l’inizio del ritiro delle forze israeliane dalle aree densamente popolate.
Sul fronte internazionale, il presidente americano Joe Biden ha annunciato una nuova iniziativa per raggiungere un cessate il fuoco permanente, sottolineando l’importanza di una soluzione duratura al conflitto. In contrasto, le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno interpretato la tregua come una “vittoria” per i palestinesi e una “sconfitta” per Israele.
Nonostante questi sviluppi positivi, la situazione rimane tesa. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato che Israele mantiene il diritto di riprendere le operazioni militari se necessario, evidenziando la fragilità della tregua.
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