Caso Giada Zanola, Zaia: «Una catena di sangue che dobbiamo fermare»

Il Presidente della Regione del Veneto commenta gli sviluppi delle indagini sulla morte della trentaquattrenne Giada Zanola, morta dopo la caduta da un cavalcavia nei pressi di Padova. La donna sarebbe stata spinta dal compagno.

Giada Zanola omicidio cavalcavia A4
Il cavalcavia sull'A4 dal quale sarebbe stata spinta Giada Zanola

«Dobbiamo dirlo con fermezza, insegnandolo a tutti, dai bambini fino agli adulti: la violenza sulle donne è un crimine orrendo. Siamo di fronte a una catena di sangue che non dobbiamo e non vogliamo considerare interminabile. Nuovamente ci troviamo di fronte alla sconvolgente notizia di una donna, una giovane mamma, che in una circostanza che poteva sembrare un suicidio sarebbe stata, invece, uccisa dal compagno che è già stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Se confermato, siamo nuovamente a confrontarci con una morte inquietante che rilancia ancora una volta interrogativi profondi e ci impone di mantenere alta una riflessione sociale che superi la cronaca e impedisca di abituarci alla cruda realtà di simili tragedie. Esprimo i sentimenti di vicinanza ai familiari, alle amiche e agli amici in questa sofferenza, in particolare penso al piccolo figlio di tre anni che ha perso la mamma e, di fatto, la famiglia».

LEGGI LE ULTIME NEWS

Questo il commento del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, alla notizia degli sviluppi delle indagini sulla morte della trentaquattrenne Giada Zanola, morta dopo la caduta da un cavalcavia nei pressi di Padova.

«Con la morte di Giada il Veneto è di nuovo in lutto – prosegue il Governatore – come nei giorni di Giulia, Vanessa, Sara e di altre ancora prima di loro. Potrebbe essere il quarto femminicidio solo nei pochi mesi a cavallo tra l’anno scorso e questo; una contabilità inaccettabile che fa accapponare la pelle e indignare. Di fronte a una simile spirale di violenza, tutti abbiamo il dovere di reagire con una risposta risoluta che cominci dal convincimento che la cultura del rispetto inizia con il non girarsi dall’altra parte a fronte di condizioni di maltrattamento e violenza di cui si è a conoscenza. Ognuno segnalando situazioni di questo genere può salvare una vita e sostenere le reti antiviolenza impegnate nella lotta a questa piaga che non possiamo accettare e dobbiamo debellare».

LEGGI ANCHE: Stati Generali della Lessinia: servizi e politiche sociali per contrastare il calo demografico