Autonomia differenziata: non ammissibile il referendum. La legge resta in vigore
Referendum sull’autonomia differenziata non ammissibile
La Corte Costituzionale si è pronunciata: il referendum sull’autonomia differenziata non è ammissibile.
Si tratta del referendum abrogativo richiesto per eliminare integralmente la cosiddetta “legge Calderoli“, già oggetto di polemiche politiche e istituzionali.
La norma, che ha introdotto nuovi criteri per attribuire maggiori competenze alle regioni, è stata recentemente sottoposta al vaglio della Consulta, che ha dichiarato l’illegittimità di alcune sue disposizioni fondamentali. Nonostante le modifiche apportate, la legge è rimasta in vigore, spingendo l’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione a ritenere valida la richiesta di un referendum abrogativo.
La Corte ha rilevato che «l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore».
«Il referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale» spiega l’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni.
Semaforo verde, invece, dalla Consulta ad altri cinque referendum: i quesiti in materia di cittadinanza, jobs act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine e responsabilità solidale del committente negli appalti.
I cinque referendum ammissibili:
- 1) richiesta di referendum abrogativo denominata “Cittadinanza italiana: Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana”;
- 2) richiesta di referendum abrogativo denominata “Contratto di lavoro a tutele crescenti disciplina dei licenziamenti illegittimi”;
- 3) richiesta di referendum abrogativo denominata “Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità”;
- 4) richiesta di referendum abrogativo denominata “Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi”;
- 5) richiesta di referendum abrogativo denominata “Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici”
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Zaia, «Pronunciamento che chiarisce ogni dubbio»
«Per la seconda volta, la Corte Costituzionale conferma tutta la propria autorevolezza sulla questione dell’autonomia. La prima volta con la sentenza relativa al ricorso contro la Legge Calderoli, in cui ha analizzato il merito della legge, fornendo alcune indicazioni per apportare correttivi, pur confermandone la piena legittimità. Oggi, con questa nuova sentenza, la Consulta mette fine alla vicenda referendaria con l’assoluta imparzialità che deve esserle propria. Questo pronunciamento contribuisce a chiarire ogni dubbio sul percorso dell’autonomia, che continuerà a svilupparsi nel pieno rispetto della Costituzione, delle indicazioni della Consulta e del principio di Unità nazionale, mantenendo al centro i valori di sussidiarietà e solidarietà».
Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la notizia che è stato riconosciuto non ammissibile il quesito referendario per l’abrogazione della Legge dell’autonomia differenziata.
«Questa sentenza – prosegue il Governatore – ci consente di lavorare con maggiore serenità e auspico che diventi un’occasione per avviare un dialogo costruttivo e porre fine agli scontri. La Corte, infatti, ha definitivamente chiuso il capitolo delle dispute referendarie, permettendo di guardare al futuro con maggiore fiducia e determinazione. Ora, verso l’autonomia differenziata è necessario premere il piede sull’acceleratore per una stagione di novità ed efficienza per il Paese. Per quanto ci riguarda, come Veneto, il lavoro non è mai smesso nella certezza e la consapevolezza che le nostre aspirazioni erano in piena aderenza con la Carta fondamentale della Repubblica. Ora continueremo con ancora più slancio per questa riforma che sarà utile non a qualche regione ma a tutte. Il Veneto ne è certo ed è pronto a proporsi come modello, sulla scorta delle esperienze e degli studi portati a termine fino ad oggi. Questo è il momento di guardare avanti con maggiore serenità in un percorso fondato sul dialogo».

L’attesa del pronunciamento
Di seguito una versione precedente dell’articolo.
Oggi, 20 gennaio 2025, la Corte Costituzionale si pronuncia su una questione cruciale per il futuro dell’autonomia differenziata in Italia. Al centro del dibattito c’è il referendum abrogativo richiesto per eliminare integralmente la cosiddetta “legge Calderoli“, già oggetto di polemiche politiche e istituzionali.
La norma, che ha introdotto nuovi criteri per attribuire maggiori competenze alle regioni, è stata recentemente sottoposta al vaglio della Consulta, che ha dichiarato l’illegittimità di alcune sue disposizioni fondamentali. Nonostante le modifiche apportate, la legge resta in vigore, spingendo l’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione a ritenere valida la richiesta di un referendum abrogativo.
Ora la decisione passa alla Corte Costituzionale, chiamata a stabilire se il quesito referendario risponda ai requisiti di chiarezza e semplicità necessari per garantire una corretta espressione della volontà popolare.
Se ammesso, il referendum potrebbe rappresentare una svolta decisiva nel percorso legislativo e attuativo dell’autonomia differenziata, un tema che da anni anima il dibattito pubblico e polarizza le forze politiche. Restano da chiarire i termini di una possibile consultazione referendaria, così come le implicazioni per le regioni e per il governo centrale.
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