71 anni fa, la tragica alluvione del Polesine

Il 14 novembre 1951 il Po ruppe gli argini in provincia di Rovigo causando una delle peggiori alluvioni della storia italiana. Le vittime furono un centinaio, 200mila i senzatetto, 700 le case distrutte, un numero imprecisato gli animali affogati.

Alluvione del Polesine
L'alluvione del Polesine. Foto da Rai News

Il 14 novembre del 1951, esattamente 71 anni fa, si verificò in Italia uno dei peggiori eventi alluvionali della storia recente del paese: l’alluvione del Polesine. Fu un disastro di immense proporzioni causato dalla piena eccezionale del fiume Po, che il 14 novembre tracimò per la rottura degli argini. 

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Cronaca della tragedia

Martedì 13 novembre 1951

Alluvione del Polesine
Foto dall’Archivio Luce

L’innalzamento del livello delle acque del Po, conseguenza delle precipitazioni intense e continue che da giorni interessavano l’Italia settentrionale, suscitavano viva preoccupazione. Già il giorno prima era stata invasa dalle acque l‘isola di Polesine Camerini, nell’estremo Delta, costringendo circa tremila persone a sfollare.

Mercoledì 14 novembre 1951

Nel primo pomeriggio il Po tracimò definitivamente, rendendo vane le opere di emergenze costruite durante la notte. Verso sera, poi, per tre grandi falle negli argini maestri del Po, valanghe di acqua si riversarono nell’Alto Polesine, progressivamente allagando tutta la zona che, tra il Po, la fossa di Polesella e il Canal Bianco, si estende per 40mila ettari.

Il grande panico che, fin dalle prime ore del pomeriggio aveva preso le popolazioni, si tramutò rapidamente in disperazione; nella notte ormai fonda, si infittivano le file interminabili di gente in fuga. I numeri effettivi del danno saranno quantificabili solo mesi dopo: oltre cento i deceduti, 180mila sfollati e danni enormi che causarono un’emigrazione di massa. Questa è stata una delle alluvioni peggiori del secondo Novecento in Italia, insieme ad esempio a quella del novembre 1966 che colpì duramente Firenze e Venezia.

Il ricordo del presidente del Veneto Luca Zaia

«Sono trascorsi settantun anni dall’alluvione del Polesine e la tristezza che la data fa riemergere ricorda anche che quella tragedia ha contribuito a una presa di coscienza sulla necessità di non abusare nello sfruttamento dell’ambiente: sfruttamento che non può andare contro l’equilibrio indispensabile tra esigenze dell’uomo e quelle della natura».

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda l’anniversario della rotta del Po nel 1951.

«Ogni 14 novembre – prosegue il Governatore –, a distanza di anni e di generazioni, ripropone il dolore e lo smarrimento di quei giorni. Il pensiero va ai defunti e quanti sono stati spinti a intraprendere nuovi cammini di vita in altri territori. Ma va anche alla forza dei cittadini di quel territorio che hanno saputo farlo rinascere e ripartire fino a raggiungere livelli di qualità della vita impensabili negli anni prima dell’alluvione. È stata la prima grande occasione dolorosa dopo la seconda guerra mondiale in cui i Veneti hanno dimostrato di saper rimboccarsi le maniche e guardare al futuro. Purtroppo non è stata l’unica occasione in cui le forze della natura hanno messo a dura prova la nostra Regione, generando sofferenze che il Veneto ha vissuto sulla sua pelle, dopo le quali ha lavorato duramente e attraverso le quali ha imparato a costruire un rapporto col territorio che intende accrescere e mantenere in una dimensione di rispetto». 

«Gli esperti ci dicono che settantuno anni fa le acque invasero una terra di almeno tre metri inferiore al livello del mare – conclude il Presidente Zaia -. È un dato che ci rammenterà sempre il vero rischio che rappresenta lo sfruttamento di quel sottosuolo, ben documentato anche nelle sedi storiche e museali del Delta del Po. Agire con consapevolezza significa pensare alle necessità del presente senza compromettere il futuro; lo dobbiamo anche a tutti coloro che in quel novembre del 1951 persero la vita o tutti i loro averi».

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