Smog: Verona sul “podio” delle peggiori d’Italia per polveri sottili

Redazione

| 04/02/2025
Il rapporto Mal’Aria 2025 di Legambiente evidenzia livelli critici di PM10 e NO2 in città. La delegazione veronese dell'associazione chiede misure urgenti per ridurre traffico e inquinamento.

Il Rapporto Mal’Aria di città 2025, realizzato da Legambiente, fotografa una situazione preoccupante per la qualità dell’aria nelle città italiane. Il 96% della popolazione urbana è esposto a livelli pericolosi di particolato sottile (PM2.5), il 94% a concentrazioni elevate di Ozono (O3), l’88% a Biossido di Azoto (NO2) e l’83% a PM10.

Secondo i dati raccolti nel 2024, 25 capoluoghi di provincia hanno superato il limite di 35 giorni/anno con concentrazioni di PM10 superiori a 50 µg/m³. Frosinone e Milano sono le città peggiori con 68 giorni di sforamento, seguite da Verona, Vicenza e Padova.

Veneto mal'aria rapporto smog

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Anche il Biossido di Azoto (NO2) mostra dati allarmanti. Napoli e Palermo hanno registrato una media annua di 40 µg/m³, mentre a livello di singole centraline, Palermo ha toccato picchi di 59 µg/m³ e Napoli di 54 µg/m³.

L’Ozono troposferico, tipico dei mesi estivi, è responsabile di danni alla salute e all’ambiente, con 24.000 morti premature ogni anno in Europa. La sua formazione è incentivata dalle emissioni di NOx e metano, quest’ultimo prodotto soprattutto dagli allevamenti intensivi.

Le proposte di Legambiente

Per abbattere lo smog, Legambiente propone:

  • Trasporto pubblico potenziato e progressivo blocco delle auto inquinanti.
  • Creazione di città a 15 minuti, con servizi accessibili a piedi o in bicicletta.
  • Riduzione degli allevamenti intensivi, tra le principali fonti di inquinamento atmosferico.
  • Eliminazione graduale delle caldaie a gasolio, carbone e metano per il riscaldamento domestico.

Il report Mal’Aria 2025

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Chiara Martinelli, presidente di Legambiente Verona: «Serve un cambio di passo deciso»

«I dati di Mal’Aria 2025 confermano ancora una volta che la qualità dell’aria a Verona è stagnante, con valori che restano ben lontani dagli obiettivi di riduzione previsti per il 2030. Con una media annuale di PM10 pari a 33 µg/mc e ben 66 giorni di sforamento del limite giornaliero alla centralina di Borgo Milano, Verona si conferma tra le città più inquinate d’Italia. La riduzione necessaria sulle polveri sottili e sugli NO2 richiederebbe una svolta radicale nelle politiche urbane, che purtroppo non vediamo».

«Nel documento preliminare del Piano di Assetto del Territorio (PAT), presentato nei giorni scorsi, ci sono scelte importanti e condivisibili per la mobilità urbana, come il progetto Città 30, l’estensione delle ZTL, il potenziamento delle linee del filobus e il recupero del sistema metropolitano ferroviario di superficie. Tuttavia, quando si affronta il tema della qualità dell’aria, ci si affida quasi esclusivamente a nature-based solutions e riforestazione, mentre manca un’azione chiara sul principale responsabile dell’inquinamento urbano: il traffico veicolare».

chiara martinelli
Chiara Martinelli, presidente Legambiente Verona

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«Questo è il vero punto critico: da un lato si promuovono misure di mobilità sostenibile, dall’altro si discutono infrastrutture che privilegiano il trasporto privato su gomma.  È noto che nuove strade non risolvono il problema del traffico, ma lo incentivano, aumentando l’appetibilità dell’auto privata e rendendo più difficile il necessario spostamento verso un trasporto pubblico più capillare ed efficiente. Queste scelte vanno in netta controtendenza con le politiche di qualità dell’aria che dobbiamo adottare quanto prima, perché il 2030 è dietro l’angolo e i margini di miglioramento si stanno riducendo».

«Legambiente Verona chiede un cambio di passo deciso: ridurre il traffico privato con misure concrete, potenziare il trasporto pubblico, ampliare le zone pedonali e ciclabili, e adottare strategie urbane che mettano al centro la salute dei cittadini. La lotta allo smog non può essere rinviata e richiede scelte politiche coraggiose, senza contraddizioni».

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