Fotovoltaico, la storia di Affi: «Costretti a restituire i soldi incassati»

Fa discutere la vicenda denunciata dal Comune di Affi, con un impianto fotovoltaico in funzione dal 2010: il Decreto Sostegni Ter avrebbe infatti chiesto la restituzione ricalcolando il prezzo dell’energia. Sul tavolo del Comune di Affi una bolletta di quasi 200mila euro per il periodo febbraio-luglio 2022. Il sindaco: «Non sono extraprofitti ma fondi destinati alla comunità».

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Il Comune di Affi segnala una questione delicata relativa al mondo del fotovoltaico. Secondo il DL Sostegni Ter, i Comuni dotati di fotovoltaico devono infatti restituire i soldi incassati ricalcolando al ribasso il valore dell’energia.

La vicenda 

L’impianto fotovoltaico nel 2010

«Il Comune di Affi nel 2010 si è dotato di un impianto fotovoltaico della potenza di 950 Kwp – raccontano -. L’impianto è gestito da un soggetto terzo che ha titolo di trattenere gli incentivi del Gestore Servizi Energetici, mentre al Comune, per accordo contrattuale, spetta il ricavato della vendita dell’energia elettrica. È andato tutto bene fino allo scorso 13 ottobre 2022, quando al Comune di Affi è arrivata una fattura di quasi 193mila euro da pagare entro fine mese. Fattura che si riferisce ai mesi da che vanno da febbraio a luglio 2022».

L’applicazione retroattiva del DL Sostegni Ter

«È il risultato dell’applicazione retroattiva di una legge dello Stato (decreto-legge n. 4/2022, Sostegni ter) che prevede che venga applicato un meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia, in riferimento all’energia elettrica immessa in rete. Restituzione di “extraprofitti” generati da impianti rinnovabili, lo definisce la legge. Il nodo centrale è che per il Nord Italia il prezzo di riferimento è stato fissato in 0,058 euro KWh, cioè un prezzo molto più basso di quanto il Gestore abbia pagato al Comune di Affi l’energia per i mesi in questione. Per i Comuni, si stima 1200 in tutta Italia quelli interessati da questa normativa, la fonte di uno squilibrio finanziario che impatterà pesantemente sulle casse municipali (50mila in totale i soggetti coinvolti contando anche le aziende)».

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Le ragioni del sindaco Marco Sega

Arrabbiatissimo il sindaco di Affi Marco Sega, per diversi ordini di motivi, spiega così la vicenda: «Innanzitutto i nostri proventi, come proprietari degli impianti, non possono essere in nessun modo definiti “extraprofitti”. Si tratta di risorse destinate alla collettività e all’erogazione di servizi ai cittadini. Niente hanno a che vedere con profitti privati. Dopodiché pare evidente che un prezzo così basso non sia sostenibile, totalmente fuori mercato. Tariffa, questa, bloccata per legge fino al 31 dicembre 2023. È un danno inimmaginabile inflitto a chi è stato lungimirante. Prima ti chiedono di investire nel green e poi, a cose fatte, ti cambiano le carte in tavola, penalizzandoti. C’è poi un altro aspetto: chi mai investirà nell’energia rinnovabile se queste sono le condizioni?».

«Costretti a interventi drastici»

«Finora – aggiunge Sega – con i proventi del fotovoltaico eravamo riusciti a fronte all’aumento del prezzo dell’energia. Adesso, se non si trova una soluzione, saremo costretti a interventi drastici, come l’interruzione dell’illuminazione pubblica durante la notte. E, altro aspetto grave, a togliere dal piano delle opere degli interventi già programmati».

La vicenda all’attenzione di ANCI

L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) in questi giorni si è mobilitata inviando una pec a Roma, all’attenzione di Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) e GSE. Sulla questione degli extraprofitti, si legge nella missiva che «appare a nostro avviso paradossale tale assimilazione e riteniamo che vada trovata una soluzione che chiarisca in via interpretativa o normativa l’esclusione dall’applicazione della norma dei Comuni”» E, ancora, Anci sostiene come «l’azione del Governo non può non distinguere il soggetto pubblico e l’impatto che tali risorse, in questo caso impropriamente definiti profitti, hanno sul funzionamento della comunità locale e l’interesse collettivo».

«Non ho nessuna intenzione di fermarmi – rimarca il primo cittadino di Affi -. Chiederò a tutti i nostri rappresentanti a Roma di farsi carico della questione e dare a tutti i Comuni una risposta che sia soddisfacente», anche perché il problema pare non riguardare una fattura una tantum, come ricorda Sega. «Anche per i mesi che vanno da settembre 2022 a giugno 2023, infatti, il comune di Affi riceverà una somma irrisoria per l’energia immessa in rete mentre pagherà a caro prezzo quella consumata».

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