Il metodo Montessori che piace (anche) ad Amazon

Che cosa penserebbe Maria Montessori se sapesse che Jeff Bezos, alla guida del colosso Amazon, ha deciso di investire due miliardi di dollari per costruire nidi e scuole in contesti svantaggiati che applicano il metodo didattico montessoriano? Per tentare una risposta ci siamo rivolti ad Andrea Lupi, segretario generale della Fondazione Montessori Italia.

È pura coincidenza che personaggi molto ricchi, come Bezos di Amazon, abbiano frequentato scuole montessoriane?

Di capitani d’impresa ne esistono molti nel mondo, se solo tre di questi hanno seguito il metodo Montessori allora vuol dire, per inferenza logica, che non funziona.  Spesso, soprattutto negli Stati Uniti, si parla di “Mafia Montessori”. In America si sostiene che il metodo Montessori permetta di sviluppare quei tratti caratteriali, abilità, conoscenze e competenze, utili per competere con gli altri nell’agone capitalistico. Se intendiamo questo come metodo Montessori, io non lo trovo molto interessante.

Studi scientifici dimostrano che il metodo Montessori aiuta i bambini provenienti da contesti svantaggiati nel rendimento scolastico. È vero?

Questo avviene per tutti gli interventi formativi significativi, non solo per il metodo Montessori. In genere, le influenze sociali sono così forti da impedire a bambini che provengono da contesti svantaggiati di accedere alle competenze sociali, metacognitive e cognitive che permettono di ottenere buoni esiti dal percorso scolastico tradizionale. In quei casi serve un percorso speciale perché il tradizionale non funziona: l’influenza della società è così forte e così negativa che l’esito della scuola tradizionale diventa negativo. Il metodo Montessori mette in atto un intervento speciale attraverso un’azione formativa individualizzata, capace di aiutare i bambini svantaggiati socialmente.

Perché è importante usare questo metodo oggi?

Il Montessori è importante proprio perché è un metodo e dà al docente un livello di conoscenza sul bambino. Maria Montessori ha sviluppato il suo metodo con coloro che venivano da esperienze di internato in strutture per bambini con deficit mentali: per loro ha creato dei materiali partendo dalle conoscenze di neuropsichiatri francesi per poi accorgersi che gli stessi materiali funzionavano anche con i bambini normodotati. La grandezza di questo metodo è proprio l’essere nato dalla pratica.

Il metodo Montessori può aiutare a non commettere errori educativi?

Serve una base scientifica per lavorare con i bambini. Il problema è che il mestiere educativo, la professione del docente, in Italia soprattutto, ma in gran parte del mondo, è stata spesso considerata come una non-professione. Basti pensare che, nell’Ottocento, chiunque andava bene per tenere una classe elementare di cento bambini e, nel tempo, ci siamo trascinati questo approccio con l’infanzia.

Che cosa rende il metodo Montessori vincente e ancora attuale?

Il fatto che trova una soluzione al disagio e al malcontento scolastico di insegnanti, alunni e genitori. Una volta ho letto la frase «se la noia fosse arte, le scuole sarebbero tutti musei». Il disagio è del ragazzo che si annoia, del docente che non si sente realizzato perché sente che non è in grado di trasmettere la fiamma del sapere e di ottenere risultati significativi dagli alunni. I genitori si sentono in colpa perché delegano all’istruzione l’educazione ma i risultati non sono quelli sperati. Il Montessori supera questo sistema e permette al docente di ottenere risultati, al bambino di non annoiarsi, al genitore di iniziare a riflettere sull’educazione non come processo formale, ma come qualcosa che è soprattutto fatto di pratiche. Io credo che questo sia il motivo per cui il metodo Montessori è valido ancora oggi.