Rigenerare è meglio che curare

Con la recente introduzione del Peba (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche) nel sistema informativo territoriale del Comune di Verona, l’assessore Segala aggiunge un altro tassello importante al suo piano di rigenerazione urbana previsto per la nostra città. Una visione politica d’insieme diversa, la sua, rispetto a quella della precedente amministrazione. Abbiamo cercato di approfondirla direttamente con lei.

Il 27 settembre scorso è stata una giornata importante per Verona. Per la prima volta è stato presentato un Peba, ovvero un Piano di eliminazione delle barriere architettoniche che è stato integrato al Sistema informativo territoriale del Comune. Una mappatura, per il momento solo del centro storico, durata sei mesi e che ha permesso di rilevare 2.330 “ostacoli”: dai marciapiedi troppo stretti, ai cestini che impediscono il passaggio, dai lungadige dissestati a causa delle radici degli alberi, alla scivolosità dei passaggi pedonali in pietra. Per la prima volta, come dicevamo, tutte le barriere architettoniche risultano schedate, con foto e suggerimenti per la loro eliminazione, e sono visibili online da parte di tecnici e professionisti e a breve anche da parte di tutti i cittadini. A presentare il Peba l’assessore alla Pianificazione urbanistica e Programmazione interventi per abbattimento barriere architettoniche Ilaria Segala insieme all’architetto Stefano Maurizio che ha curato personalmente la mappatura di tutto il centro città.

Assessore, il Peba era uno dei suoi obiettivi dichiarati in campagna elettorale, è soddisfatta di questo risultato?

Molto soddisfatta. È dieci anni che mi occupo di questa materia. Già dai primi anni da consigliere dell’Ordine degli Ingegneri ero stata incaricata di seguire il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche e me ne sono appassionata.

Qual è il valore aggiunto di questo nuovo Piano?

La sua fruibilità da parte di uffici e aziende che intervengono quotidianamente su strade e urbanistica, arredo urbano e sottoservizi, e che così potranno, anche nel corso di cantieri ordinari e straordinari, avere un’attenzione in più per risolvere le problematiche esistenti senza crearne di nuove, a costo zero per la collettività. A tal proposito ho fatto istituire un corso di formazione ad hoc per il personale addetto.

Il Peba dà dei risparmi anche in termini economici?

L’abbattimento delle 2.330 barriere comporterebbe una spesa di circa 6 milioni e mezzo di euro da sostenere in 10 anni; in realtà, grazie a questo strumento informatizzato e di facile consultazione, gli “ostacoli” urbani potrebbero essere rimossi anche nel corso degli interventi stradali programmati durante l’anno.

Quanto è durata la mappatura?

Circa sei mesi. È un qualcosa di veramente innovativo perché abbiamo dato vita non solo ad uno strumento utile per uffici e professionisti, ma anche ad un cambio di mentalità. Verona, in passato non si era mai dotata di questo strumento, e ora è all’avanguardia perché è una delle poche città ad averlo già integrato nel Sistema Informativo Territoriale. Ringrazio la Soprintendenza che si è dimostrata sensibile a questo Piano e l’architetto Stefano Maurizio che ha curato personalmente la mappatura di tutto il centro storico dopo aver realizzato, tra gli altri, il Peba di Venezia.

Quali sono le principali criticità emerse?

Da risolvere per prime le barriere di Corso Cavour, Corso Porta Nuova, piazza Bra e piazza Erbe, ma anche via Leoncino e via Pallone, per sconnessioni della pavimentazione, dislivelli e gradini, ostacoli creati da paletti e pubblicità. Il primo intervento che usufruirà del Peba sarà il restauro dell’Arena.

Lei è stata nominata assessore quasi un anno e mezzo fa. Che città ha trovato vedendola da dentro il palazzo?

Ho trovato una Variante 23 che era a metà del suo percorso. Sono partita da quella con qualche difficoltà a dire il vero, poiché è più difficile partire da una variante già impostata che da un foglio vuoto. Da lì ho dovuto iniziare a fare dei tagli.

Perché?

Perché questa variante conteneva tantissime cose. L’ho vista come un qualcosa che non aveva una logica organica. Era un inserimento indiscriminato di qualsiasi proposta avanzata dal privato. Ho preferito concentrarmi sui punti della campagna elettorale: innanzitutto una grande attenzione alle Torricelle e ai suoi parchi. E poi la questione commerciale, soprattutto nella fascia di Verona Sud, in cui era presente una quantità destinata a tale uso davvero fuori controllo.

Non pensa che la destinazione a commerciale sia buon un compromesso per recuperare alcune zone difficilmente riqualificabili?

No. Il caso dell’ex Manifattura Tabacchi dimostra il contrario. Il taglio enorme che ho fatto, quasi un terzo, non ha inciso in alcun modo sull’acquisto da parte della nuova proprietà. L’area è stata acquistata comunque, a prescindere dal taglio. E, successivamente, con l’osservazione, non è stato chiesto un metro quadro in più di commerciale rispetto a quanto già concesso.

E a chi le contesta il venir meno delle opere compensative, cosa risponde?

Che l’urbanistica non è il bancomat del Comune. Se concedo una certa quantità di commerciale che poi mi torna indietro, ad esempio, come problema per la viabilità, magari ho guadagnato subito 10 milioni di Euro che posso usare per qualcosa di interessante, però poi mi ritrovo con un problema maggiore nel lungo periodo. La viabilità a Verona deve cambiare passo. Una buona notizia a tal proposito è che abbiamo individuato recentemente un nuovo progettista che sarà incaricato dello studio del PUMS (Piano Urbano Della Mobilità Sostenibile) a cui tenevo tanto. Urbanistica e viabilità, soprattutto in una città come Verona, devono andare di pari passo.

Sappiamo che ha già in mente la nuova variante 29…

Certo, e rappresenta per me e per l’amministrazione la nuova “visione della città”. Abbiamo 3.747.135 di metri quadri di aree da riqualificare. Dobbiamo partire da queste, alle quali applicherò politiche incentivanti, e non dalle aree vergini. In questo senso possiamo parlare di valorizzazione del territorio. Poi ci sono alcuni temi irrisolti: i grandi parchi e i sistemi difensivi con la cintura dei forti e le mura magistrali, quest’ultime davvero poco conosciute e valore aggiunto per un’eventuale candidatura di Verona a Capitale italiana della Cultura nel 2021. Verona ha bisogno di recuperare anche contenitori non solo della periferia ma anche del del centro storico. Sono tantissimi gli edifici e le caserme vuote, pensiamo all’ex Arsenale. Se si lasciano andare, saranno perdute per sempre.

È difficile riconvertire, magari escludendo una forte co-partecipazione del privato?

È un percorso più complicato che però ci permette di tenere ben saldo tra le mani il timone, piuttosto che lasciare che siano i privati e avere una regia e un potere decisionale sulla città. Noi possiamo più permetterci di attuare politiche di rigenerazione alla vecchia maniera.

Cosa intende?

Grande distribuzione e residenziale mi risolvono un problema perché dal punto di vista dei conti tutto torna. Oggi non funziona più così. È una politica vecchia. Bisogna ascoltare il territorio, vedere che esigenze ha quel luogo specifico, le persone in quel posto, in quella posizione, ascoltare la gente…altro che camera dei lord come mi è stato criticato, proprio il contrario! L’ex l’ex Tiberghien, ad esempio: ho insistito per analizzare le funzioni di uno spazio così grande. Un asilo? Un RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)? Certamente, ma che non manchino una piazza o dei luoghi di aggregazione perché quel luogo lì, dalla mia analisi, ne ha assolutamente bisogno. Quindi non perdiamo l’occasione di una rigenerazione pensata per far posto a un nuovo centro commerciale. Come per l’ex Tabacchi, cerniera tra la Fiera e il centro città: non possiamo sbagliare. Su questi luoghi, bisogna affrontare i temi con un approccio integrato.

Cioè?

Un approccio che coniughi le misure concernenti il rinnovamento fisico e spaziale urbano con misure intese a promuovere l’istruzione, lo sviluppo economico, l’inclusione sociale e la protezione ambientale. La nascita di intense collaborazioni tra cittadini, società civile, economia locale e i diversi livelli amministrativi costituisce un elemento indispensabile per raggiungere tale obiettivo.