L’organo Carli arriva a Verona con un doppio appuntamento musicale
Data
10 e 17 aprile 2026
Luogo
Chiesa di San Pietro Apostolo (Verona)
La chiesa di San Pietro Apostolo in Piazza Vittorio Veneto, venerdì 10 e 17 aprile 2026 sarà protagonista di un doppio concerto dedicato al suo storico organo Carli.
Con due concerti aperti alla città, in programma venerdì 10 e venerdì 17 aprile alle 20.30 nella chiesa di San Pietro Apostolo, in piazza Vittorio Veneto, Verona inaugura l’organo Carli e restituisce alla comunità uno strumento di grande pregio, acquistato da Fondazione Cariverona e donato al Conservatorio di Musica “Evaristo Felice Dall’Abaco”.
Uno strumento storico per i giovani
Il doppio evento musicale si inserisce in un progetto più ampio che unisce formazione, accesso alla cultura e valorizzazione di una tradizione artigianale profondamente radicata nel territorio. In una fase in cui il dibattito pubblico torna a interrogarsi su come creare occasioni concrete per i giovani e su come evitare che il patrimonio culturale resti chiuso in una dimensione specialistica o soltanto celebrativa, questa iniziativa offre una risposta concreta. Un organo di grande qualità costruttiva torna a risuonare non come oggetto da custodire a distanza, ma come presenza viva, affidata allo studio, all’esperienza
artistica e al rapporto con la comunità. Lo strumento è stato accolto dalla parrocchia di San Pietro Apostolo, così da poter essere utilizzato non solo per la liturgia, ma anche per concerti aperti al pubblico.
È qui che l’inaugurazione dell’organo Carli assume un significato che va oltre il valore musicale dell’iniziativa. Per il Conservatorio significa offrire ai propri studenti la possibilità di formarsi su uno strumento di qualità, capace di accompagnarli in un percorso di crescita artistica serio e ambizioso. Per la città significa invece aprire un nuovo spazio di ascolto, conoscenza e partecipazione, in cui la musica diventa un’occasione pubblica e condivisa.
Il progetto valorizza inoltre una storia che appartiene a Verona anche sul piano della tradizione artigianale. L’organo, Op. 76, proviene infatti dalla bottega organaria Giorgio Carli, realtà nota anche a livello internazionale, e torna oggi a vivere in un contesto capace di metterne in luce non solo le qualità tecniche e timbriche, ma anche la funzione educativa e culturale. La collocazione nella chiesa di San Pietro Apostolo permette così di mettere in relazione, in modo concreto, patrimonio, formazione e accesso, trasformando uno strumento di pregio in una risorsa attiva per il territorio.
Primo concerto venerdì 10 aprile
L’inaugurazione si aprirà venerdì 10 aprile con un concerto affidato a Massimiliano Raschietti, organista di riconosciuto profilo internazionale e docente del Conservatorio di Verona. Il programma accompagnerà il pubblico nel grande repertorio della scuola organistica della Germania del Nord, con musiche di Heinrich Scheidemann, Jan Pieterszoon Sweelinck, Matthias Weckmann, Dietrich Buxtehude e Johann
Sebastian Bach. Un percorso di ascolto di grande forza espressiva, pensato per restituire la ricchezza timbrica e il carattere di uno strumento capace di tenere insieme profondità storica e vitalità del presente.
Secondo concerto 17 aprile
Il secondo appuntamento, in programma venerdì 17 aprile, completerà questo percorso inaugurale con un concerto affidato a Margherita Dalla Vecchia, docente di Pratica organistica e Canto Gregoriano al Conservatorio di Verona dal 2019. Anche questo programma è dedicato alla grande tradizione organistica della Germania del Nord e propone musiche di Matthias Weckmann, Heinrich Scheidemann, Dietrich Buxtehude, Georg Böhm e Johann Sebastian Bach. Un concerto che offrirà alla città un’ulteriore occasione per conoscere da vicino le potenzialità artistiche, espressive e didattiche dell’organo Carli.
Più che celebrare il ritorno al suono di uno strumento, questa inaugurazione segna l’inizio di una possibilità nuova. Per i giovani che lo studieranno. Per il Conservatorio che lo farà vivere. Per Verona, che ritrova un luogo in più in cui la cultura non resta sullo sfondo, ma torna a essere un’esperienza concreta, accessibile, capace di creare legami e di parlare al futuro.

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