“Kind of Miles”: Paolo Fresu omaggia Miles Davis al Teatro Ristori
Sabato 7 e domenica 8 marzo alle 20:30 al Teatro Ristori, nell’ambito di “Serate d’Autore”, Paolo Fresu interpreta “Kind of Miles”, un viaggio teatrale e musicale tra le rivoluzioni sonore di Miles Davis.
Doppia data per “Kind of Miles”, opera teatrale e musicale scritta, composta e interpretata da Paolo Fresu, che evoca l’universo creativo e visionario di Miles Davis, figura centrale del jazz del Novecento. Un percorso che ricostruisce la traiettoria artistica di un innovatore capace di cambiare per sempre il suono del suo tempo, con i musicisti avvolti da una scatola scenica contemporanea animata da video proiezioni.
C’è un momento, nella storia del jazz del Novecento, in cui il suono cambia direzione. Non è soltanto un passaggio stilistico, ma una frattura netta, una svolta che ridefinisce linguaggi e prospettive. A quel gesto visionario si ispira Kind of Miles, l’opera teatrale e musicale scritta, composta e interpretata da Paolo Fresu in omaggio al suo mito assoluto. Lo spettacolo approderà al Teatro Ristori sabato 7 e domenica 8 marzo alle 20:30, nell’ambito della rassegna “Serate d’autore”.
Prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e pensato per un tour pluriennale, Kind of Miles non è un semplice tributo, ma un attraversamento personale dell’universo di Miles Davis, figura irrequieta e magnetica, protagonista di alcune delle più decisive trasformazioni del jazz: dal be-bop al cool, dalla rivoluzione modale di “Kind of Blue” – cui il titolo dello spettacolo rimanda esplicitamente – fino alla svolta elettrica di “Bitches Brew”.
Fresu, trombettista e flicornista tra i più autorevoli del panorama internazionale, intreccia memoria e riflessione in una drammaturgia originale che alterna racconto biografico e confessione artistica. Tra gli episodi evocati, l’apprendistato del jazz tra gli anni Settanta e Ottanta e il ricordo vivido di quel giorno d’autunno del 1991 in cui fu raggiunto dalla notizia della morte di Davis. E ancora, il celebre “incontro mancato” di Terni nel 1984: l’occasione di essere presentato al suo idolo e la scelta improvvisa di sottrarsi, sopraffatto dall’emozione, lasciando svanire un momento che non si sarebbe più ripetuto. Un passaggio che restituisce tutta la dimensione umana di un artista alle prese con il proprio mito.
La narrazione si sviluppa in dialogo costante con la musica. Accanto a Fresu, una formazione di grande solidità composta da Bebo Ferra alla chitarra elettrica, Christian Meyer e Stefano Bagnoli alla batteria, Dino Rubino al pianoforte e Fender Rhodes, Federico Malaman al basso elettrico, Filippo Vignato al trombone, multieffetti e synth, Marco Bardoscia al contrabbasso. Strumenti acustici ed elettrici convivono in una tessitura sonora che richiama le diverse stagioni del percorso davisiano. La sequenza dei brani alterna standard legati al repertorio di Davis – da “‘Round Midnight” a “Autumn Leaves”, da “It Never Entered My Mind” a “Time After Time” – a composizioni originali nate dalle suggestioni del suo universo sonoro. Il flusso non segue una cronologia lineare, ma procede per affinità e contrasti, tra silenzio e densità, tra ombra e luce, evocando anche l’iconografia in bianco e nero di “Bitches Brew”.
La scatola scenica è abitata dai visual di Marco Usuelli e Alexandre Cayuela, in un progetto visivo dal linguaggio contemporaneo che si intreccia alla musica e alla parola.
In coerenza con la tensione sperimentale che ha sempre contraddistinto Davis, la tecnologia diventa parte integrante della narrazione: grazie alla collaborazione con la Facoltà di Ingegneria della Libera Università di Bolzano, in alcuni momenti i segnali biometrici e acustici vengono utilizzati per generare componenti del racconto visivo, trasformando emozioni e suoni in immagini dinamiche. Il disegno luci è firmato da Marco Alba, mentre i costumi originali, ispirati agli anni Settanta, sono di Elena Beccaro.
«Kind of Miles è onesto», ha dichiarato Fresu in una recente intervista, sottolineando la volontà di
raccontare Davis «in modo lineare, senza sensazionalismi, per parlare di creatività, mito e contemporaneità». Un approccio accolto con entusiasmo dalla critica: Rolling Stone ha parlato di
«band davvero efficacissima e di qualità» e di un «Fresu mattatore».

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