Zabeo, CGIA: «Gli indennizzi andavano investiti in altro»
Tra il rifinanziamento della CIG e gli indennizzi alle attività di ristorazione, dello spettacolo e del tempo libero, il Governo sta mettendo a punto un decreto tra i sei e i sette miliardi di euro. Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, lancia una provocazione:
«Perché mai queste ingenti risorse non sono state investite prima dell’estate nel settore del trasporto pubblico locale per potenziarne il servizio, evitando così gli assembramenti che stiamo osservando in queste ultime settimane? Una decisione che sicuramente avrebbe contenuto i contagi ed evitato la chiusura di tantissime attività economiche, così come imposto con il Dpcm di domenica scorsa».
La gravità della situazione, ricordano dalla CGIA, è sotto gli occhi di tutti e mai come in questo momento bisogna evitare che la crisi sanitaria si trasformi in una crisi sociale. Per evitare tutto ciò, gli artigiani mestrini segnalano che nei prossimi mesi ci troveremo di fronte a una novità legislativa in materia di credito che sicuramente metterà in gravi difficoltà tantissime Pmi.
Afferma il segretario della CGIA Renato Mason: «Oltre ad avere un carico fiscale indiscutibilmente eccessivo, una pressione burocratica che continua a penalizzare chi fa impresa e gli effetti del Covid che si stanno accentuando sempre più, c’è un’altra grossa criticità che rischia di mettere in seria difficoltà tante aziende, soprattutto di piccola dimensione. Ci riferiamo alla nuova normativa introdotta dall’Unione Europea che interessa le banche. Per evitare gli effetti negativi dei crediti deteriorati, dal prossimo 1 gennaio Bruxelles ha imposto a queste ultime l’azzeramento in tre anni dei crediti a rischio non garantiti e in sette-nove anni per quelli con garanzia reali. È evidente che l’applicazione di questa misura, in buona sostanza, indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema prudenza nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Per tante Pmi, in buona sostanza, è in arrivo un nuovo credit crunch».
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