Vino veronese: più qualità e minore produzione
All’appuntamento sono intervenuti tutti i rappresentanti dei Consorzi di Tutela delle denominazioni veronesi che hanno delineato una panoramica della vitivinicoltura della provincia scaligera a qualche settimana dalla prossima vendemmia.
Dopo i saluti di Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona, che ha evidenziato la necessità di alzare la qualità delle produzioni con il giusto riconoscimento alle aziende agricole, Domenico Bosco, responsabile settore vitivinicolo della Coldiretti nazionale, ha moderato l’incontro e introdotto i relatori. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona ha detto, nelle conclusioni, che: «È necessario il confronto continuo tra i produttori e i Consorzi di Tutela il cui ruolo attivo nell’interpretare il mercato e orientare le scelte produttive è sempre più importante per garantire un’equa distribuzione, valore lungo la filiera».
Andrea Sartori, presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, ha ricordato che «L’evoluzione della produzione è più veloce di quella del mercato. Negli ultimi dieci anni il territorio del Consorzio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30 per cento, con un incremento produttivo che sfiora il 40 per cento, e con un più 50 per cento di uve messe a riposo per Amarone e Recioto». Quasi 8.200 sono gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della DO di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie.
«Il Consorzio, inoltre – ha aggiunto Sartori – in sede di assemblea dei soci ha di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese (da 120 a 110 quintali/ettaro) che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti per tre anni».
Il presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e Bardolino, Franco Cristoforetti, ha sottolineato il successo riscosso dal Chiaretto, con volumi quasi raddoppiati negli ultimi otto anni raggiungendo circa dieci milioni di bottiglie. In controtendenza invece il Bardolino che fa registrare una contrazione dei volumi (meno sette per cento) con una produzione di 15-16 milioni di bottiglie. «La doc Bardolino ha iniziato un percorso di valorizzazione che ha portato, lo scorso anno, all’approvazione da parte dell’assemblea dei soci del Consorzio di due disciplinari indipendenti del Chiaretto e del Bardolino, a sua volta suddiviso in tre sottozone. Tale proposta è in attesa dell’iter di approvazione che purtroppo non potremo ottenere per la vendemmia del 2019. Il Consorzio, inoltre, propone una riduzione della Doc Bardolino a 100 quintali ettaro, che sarà discussa all’assemblea della prossima settimana».
Luciano Piona, presidente del Consorzio di tutela vini Custoza, ha ricordato che è stato approvato il nuovo disciplinare che prevede da quest’anno la riduzione da 150 a 130 quintali per ettaro, una nuova possibilità di gestire la base ampelografica, identificando vitigni storici e autoctoni della denominazione e altri aspetti per la commercializzazione del vino. «Abbiamo avuto l’approvazione per la modifica del concetto di “taglio d’annata” – ha detto – che può essere possibile con il vino dell’annata precedente ed entro il 31 dicembre. Il problema principale del Custoza rimane quello della commercializzazione i cui prezzi si attestano su valori che non riescono a remunerare adeguatamente le imprese».
Una realtà in crescita è quella del Consorzio Lessini Durello rappresentato dal presidente Paolo Fiorini. «La denominazione è piccola ma è un gioiello – ha evidenziato – attualmente ci sono poco meno di 400 ettari vitati a Durella. I nuovi disciplinari, in attesa di essere approvati, prevedono una divisione: il vino prodotto con metodo Classico si chiamerà Monti Lessini, mentre la versione Charmat si chiamerà Lessini Durello». Nel 2018 sono state imbottigliate 1,2 milioni di bottiglie con un trend in crescita che dovrebbe essere quest’anno di 1,5 milioni di bottiglie.
Importanti novità sono state espresse da Sandro Gini, presidente del Consorzio di tutela del Soave. «Vogliamo riportare il vino Soave a quella visibilità e importanza che ha sempre avuto nella storia – ha detto Gini – con un piano di produzione per un nuovo modo di pensare alla gestione della denominazione. Attualmente si imbottigliano circa 54 milioni di bottiglie in 7000 ettari ma il vino venduto è prodotto in 4000 ettari. Il cambiamento partirà da una nuovo modo di gestire i vigneti, che sono la base produttiva, e comprenderà tutta la filiera. Fondamentale è programmare e impostare il vigneto ancora prima della potatura: quindi scegliere quali vigneti sono più adatti per il Soave e quali per altri vini. La qualità si costruisce in vigneto».
Emanuele Urbani, vice presidente del Consorzio del Lugana, ha evidenziato che l’assemblea del Consorzio ha deliberato l’attivazione di una serie di misure sullo stoccaggio del vino, il controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto e il blocco delle rivendicazioni. «A fronte di una dinamicità sul piano commerciale (nel 2018 più 9 per cento e nella prima metà del 2019 più 15 per cento)– ha precisato –la denominazione del Lugana ha dovuto affrontare per la prima volta uno squilibrio fra l’eccesso dell’offerta rispetto alla domanda di mercato».
Stefano Faedo, presidente del Consorzio Arcole doc e Luigino De Togni, presidente della Doc Merlara hanno evidenziato le potenzialità delle loro denominazioni anche alla luce dei territori che rappresentano. Domenico Bosco ha concluso che: «Molti Consorzi di tutela stanno applicando nuovi strumenti di governo inseriti nel Testo unico del vino, all’articolo 39. Tale indicazione è stata fortemente voluta dalla Coldiretti perché il successo delle denominazioni passa dal lavoro dei Consorzi e dal legame con i territori».
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