Dal Covid alle violente tempeste estive. Questo non è stato un anno facile per la vendemmia in Veneto e, in generale, in Italia. Tra blocchi all’export e al settore della ristorazione i produttori di vino hanno visto calare le vendite sensibilmente. Secondo i dati di Coldiretti, infatti, quest’anno è rimasto un totale di circa 11 milioni di invenduto con un calo delle esportazioni del 4% rispetto al 2019. A parlarci della situazione è stato Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona, intervenuto stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv.

«Noi venivamo da un’annata storica, con più di 55 tonnellate di vino e il lockdown ci ha resi impotenti nella vendita soprattutto nell’Ho.re.ca e all’estero per quasi 11 milioni di invenduto. – ha spiegato Salvagno – Siamo arrivati a una campagna viticola con forti preoccupazioni, anche sul nostro territorio, ma gli agricoltori non hanno mollato e si sono rimboccati le maniche e sono arrivati a portare a pieno regime la campagna. Siamo naturalmente sotto i numeri stimati, c’è un calo delle produzioni ma la qualità ha fatto da padrone. Soprattutto nella Valpolicella c’era il timore che questi invenduti potessero far abbassare il valore delle uve a riposo, che creavano l’Amarone, ma la squadra che ha messo in piedi anche Coldiretti ha fatto valere le ragioni delle produzioni e ne siamo usciti elegantemente. In Valpolicella, nonostante le grandinate, abbiamo mantenuto inalterati i prezzi dei prodotti proprio grazie alla qualità intrinseca del prodotto. Tutto sommato quindi è stata una stagione buona sia per i produttori che per la qualità».

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«Noi in fase covid avevamo stimato 11 milioni di invenduto a livello nazionale, perchè si erano fermati bar, ristoranti enoteche. – ha ribadito il presidente di Coldiretti Verona – Il mercato Americano aveva fermato container interi, così come la Cina. Nel Veronese abbiamo avuto la fortuna che sul lago di Garda c’è stata una ripartenza in estate e siamo arrivati alla fine con una chiusura positiva per il lago e per i turisti».

Sulla questione dei voucher agricoli, chiesti a gran voce da Coldiretti prima dell’estate: «Chiunque avesse un po’ di buon senso metterebbe a disposizione i canali necessari per mettere in condizioni gli agricoltori di usare la propria manodopera, quindi noi abbiamo puntato su questi voucher agricoli per il servizio di raccolta per una forma emergenziale. In fase di emergenza bisogna usare sistemi di emergenza e il voucher era un toccasana per tutti gli agricoltori. Non si è voluto utilizzarlo, forse per “lobby di palazzo”: avremmo agevolato tutte quelle persone che erano in cassa integrazione, oppure senza lavoro e in difficoltà oppure i pensionati e gli studenti che potevano mettere a disposizione qualche ora del suo tempo per raccogliere l’uva, le mele e, ora, l’oliva».

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Ottima annata non solo per il vino, ma anche per l’oliva veneta: «Per quanto riguarda l’oliva abbiamo una sanità del prodotto abbastanza buona, vorrei dire che questi mesi di lockdown hanno creato intorno agli olivi un ambiente sano e salubre con poche contaminazioni atmosferiche. I prezzi cerchiamo di sostenerli il più possibile perchè se non si va a remunerare il produttore che raccoglie le olive, poi i frutti rimangono sulle piante. Dobbiamo fare fronte anche alle rese che sono basse: le piccole grandini che sono scese hanno infatti bloccato l’oleazione. Quindi meno rese ma una qualità ottima».