Verona e i bitcoin. Le rose fioriranno?
Bitcoin, chi l’ha visto? Termine, e concetto, ancora sconosciuto alla classica “casalinga di Voghera” e lo sarà, probabilmente, ancora per un po’ di tempo.
Di Federica Lavarini
Parliamo di una valuta digitale, utilizzabile solo attraverso la rete, che non ha bisogno di banche centrali, nazionali o sovranazionali, e che rappresenta la nuova sfida e frontiera della legislazione internazionale. L’ideatore di bitcoin è un non meglio identificato Satoshi Nakamoto, teorizzatore di un sistema di transazione di denaro basato sulla crittografia digitale, per la quale è indispensabile una competenza informatica super specialistica.
A questo proposito, Verona può vantare più di qualche asso nella manica: a partire dai natali dati a Thomas Bertani, ingegnere informatico under-30 fondatore di BitBoat, una società italiana con sede a Londra, che permette di acquistare bitcoin dal tabaccaio o in posta. Sul fronte normativo, il Tribunale di Verona ha dato il via all’applicazione della IV direttiva antiriciclaggio UE al mondo delle criptovalute: applicando il Codice del consumo in una causa tra investitori in bitcoin, considerandone la vendita «attività professionale di prestazioni di servizi a titolo oneroso, svolta in favore di consumatori».
«L’interesse per la valuta virtuale e il suo utilizzo è senza alcun dubbio in crescita» afferma Andrea Belvedere, fondatore della no profit Bitconio.it. «La famosa blockchain è un registro pubblico che rende tracciabili tutti gli scambi, il contrario dunque di possibili illiceità a cui i bitcoin sono talvolta associati».
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