Dichiara Tiziano Baroni, direttore di Veneto Lavoro: «La situazione che abbiamo rilevato, facendo il confronto con lo stesso periodo del 2019, ci porta ad oggi ad avere una riduzione dei posti di lavoro pari a 44mila e 500».

Sul tema licenziamenti il direttore afferma che «già a luglio abbiamo fatto una prima analisi a partire dai dati che avevamo sui codici Ateco, sul lockdown e sul successivo periodo. Abbiamo verificato circa 10mila ulteriori licenziamenti rispetto a quello che veniva normalmente rilevato».


A proposito di DPCM e smartworking, «se il problema dello smartworking è utilizzare questa forma organizzativa per evitare il trasporto pubblico, credo si tratti di rafforzare il trasporto pubblico e di usare bene lo smartworking, sia per il pubblico che per il privato. Credo che sul tema dello smartworking siamo appena all’inizio di un’analisi seria, organizzativa, che va fatta in ogni ente».

Prosegue Baroni: «Se andiamo a vedere cos’è successo dal 23 febbraio al 5 maggio, di fatto abbiamo perso tantissimi posti di lavoro. Oggi, con i 44mila e 500 che mancano all’appello, ne abbiamo recuperati più della metà».

«Ma tra febbraio e maggio si era notevolmente abbassato il numero di posti di lavoro e un nuovo lockdown sarebbe di conseguenza un’esperienza molto negativa per il mercato di lavoro, soprattutto pensando che un utilizzo massiccio della cassa integrazione, con l’assenza sul lavoro, incide poi sull’occupabilità delle persone nel momento in cui, al rientro, non trovano più l’azienda disponibile a procedere con il lavoro».