Prima la pandemia, che ha fermato l’arrivo di manodopera, e poi il maltempo persistente che ha rischiato di danneggiare, e in alcuni casi ci è riuscito, le colture del territorio. Il 2020 è stato un anno particolare anche per la vendemmia. A inizio settembre il governatore del Veneto, Luca Zaia, aveva annunciato per la regione il primato italiano nella produzione di ettolitri di vino congratulandosi con i produttori. Per scendere nel dettaglio e capire la qualità del vino prevista per quest’anno, ne abbiamo parlato con Maurizio Boselli, già professore ordinario di Viticoltura presso l’Università degli studi di Verona.

«Il dato generale della produzione riportato dagli istituti di statistica dell’anno sono significativi perchè portano l’Italia al primo posto al mondo come avviene già da qualche anno, ma ci dicono però sull’effettivo livello di qualità espresso dalle singole zone. – ha spiegato Boselli – Secondo la mia valutazione quest’anno c’è stato un gigantesco elenco di “Cru”, cioè zone di diversa vocazione con proprie caratteristiche, proprio livello produttivo e qualità».

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Sui fattori esterni come il maltempo: «Noi avevamo una grande incertezza durante l’anno con piogge, grandine, temporali alternati a caldo intenso che avevano anticipato alcune fasi fenologiche. Ma tutto ciò non si è verificato: c’è stata una progressione regolare della maturazione aiutata molto dai mesi immediatamente precedenti alla vendemmia. In generale, a parte alcune zone del Veneto e di Verona Est che sono state colpite da eventi grandinigeni intensi, la qualità può essere considerata buona. In alcune zone di Italia, comprese alcune del Veneto, la qualità è eccellente quest’anno e abbiamo una situazione molto variegata».

La vendemmia era iniziata in agosto con il distaccamento del primo acino in Franciacorta. Ora siamo verso la fine della stagione: «L’ultimo acino sarà staccato tra qualche giorno. Dalle mie informazioni in Veneto le vendemmie sono concluse, così in Toscana e in Sicilia e stiamo cominciando già ad assaggiare i primi vini in cantina con dei risultati, in alcune zone, veramente buoni soprattutto sotto il profilo degli accumuli aromatici e polifenolici. Non è così dappertutto purtroppo: anche in alcune aree del Veneto non abbiamo raggiunto un grandissimo grado alcolico potenziale, ma speriamo che l’andamento delle fermentazioni possa aiutarci a produrre dei vini equilibrati senza eccessi alcolici ma con delle buone strutture e buoni aromi».

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Sui cambiamenti climatici: «Credo che i cambiamenti climatici incideranno molto sul settore, ma i viticultori di molte aree d’Italia si stanno già attrezzando aumentando l’altimetria dei loro vigneti. È avvenuto in Valpolicella e sta avvenendo anche in Toscana. La viticoltura italiana si caratterizza per un elemento sostanziale: la resilienza. Noi abbiamo un ambiente molto variegato sotto il profilo altimetrico: abbiamo sia la collina che la montagna, quindi possiamo tamponare i cambiamenti climatici modificando l’altitudine dei nostri vigneti, portandoli anche a 600 metri d’altezza e oltre. – ha concluso Boselli – La mia visione generale del futuro è ottimistica, anche se gli eventi eccezionali di pioggia devono comunque essere controllati attraverso uno studio attento del dissesto idrogeologico e delle modalità per evitare che questi disastri possano avvenire».