Un diamante è per sempre. Accidenti!

diamanti

Un altro triste caso di risparmiatori traditi dalle banche. Diamanti venduti come bene rifugio si sono rivelati essere un bene prigione. E senza alcun lusso, visto che le pietre erano preziose nel prezzo ma non nel valore ed oggi sono praticamente invendibili.

di Carlo Battistella

INTERMARKET Diamond Business (IDB s.p.a.) e Diamond Private Investment (DPI s.p.a.), assieme alle banche Unicredit, Banco BPM (ex Banco Popolare), Intesa San Paolo e Monte dei Paschi di Siena, sono le società coinvolte nello scandalo dei diamanti su cui è caduta la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il meccanismo di vendita delle pietre preziose, qualificato dall’Antitrust come pratica commerciale scorretta, prevedeva la comunicazione di una serie di informazioni ingannevoli. Innanzitutto riguardo al prezzo di vendita, che veniva presentato come quotazione di mercato ma in realtà era liberamente determinato dalle stesse società venditrici, peraltro in misura ampiamente superiore rispetto al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e IDEX).

PER CAPIRE MEGLIO, nel testo del provvedimento PS10677 sono indicate le voci che componevano il prezzo pagato dallo sfortunato cliente: – costo di acquisto della pietra [20-40%] – Oneri generali: [1-5%] – copertura assicurativa / custodia: [0-1%] – costi rete commerciale: [1-5 %] – commissione banca: [10-20%] – margine IDB: [20-40%] – IVA: [10-20%]. In altre parole, su un diamante pagato 10.000 €, in media, 1.500 € andavano in commissioni alla banca e 3.000 € alla società venditrice. Mentre 3.000 € soltanto rappresentavano il reale costo della pietra. Inoltre l’andamento delle quotazioni che veniva rappresentato in stabile e costante crescita era in realtà l’andamento del prezzo di vendita stabilito dalle stesse imprese. Ed anche le prospettive di liquidabilità e rivendibilità, presentate come certe nel prezzo e nella tempistica, erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito. L’Autorità, poi, ha accertato che gli istituti di credito, proponendo l’acquisto di diamanti ai propri clienti utilizzando il materiale promozionale predisposto dalle due società, fornivano ampia credibilità alle informazioni in esso contenute, così convincendo i malcapitati a sottoscrivere onerosi contratti, proprio in virtù della fiducia riposta nella propria banca. Una grave responsabilità per le banche, dunque, che ha determinato l’irrogazione di multe per oltre dieci milioni di euro e che espone gli stessi istituti bancari alle legittime richieste di risarcimento da parte dei clienti danneggiati, tra cui si trovano moltissimi concittadini.