La nuova frontiera del turismo racchiusa in un bicchiere

Bicchiere di vino

La popolarità dell’enoturismo sembra essere in costante aumento e gli esperti ritengono che il movimento del turismo del vino operi soltanto al 20% del proprio potenziale. I fattori che contribuirebbero maggiormente all’espansione di tale movimento sono duplici.

Da un lato il forte interesse per il mondo del bio e più in particolare per il fenomeno del “vino biologico”. Dall’altro il desiderio da parte dei wine lover di scoprire le differenze della degustazione direttamente dalla fonte, scoprendo tradizioni cultura legate alla produzione di vino e alla vita di campagna.

Da qui l’espansione dell’enoturismo, aiutata da associazioni come le “Strade del vino”, da itinerari specifici in regioni vinicole, nonché da eventi annuali come “Cantine aperte”, l’immancabile “Vinitaly” e le tante iniziative più locali. Anche se rivolto principalmente al vino, l’enoturismo consente ai turisti di scoprire le aree rurali e la loro natura, assaggiare altri prodotti agricoli tipici di quella zona e lasciarsi deliziare da una serie di cibi e cucine regionali. A sorprendere tanti è proprio il target di questi enoturisti, per la maggior parte giovani, benestanti e meglio istruiti dei non-enoturisti. Questi sono fondamentalmente motivati dal desiderio di ritrovare esperienze uniche, che consolidano i vantaggi di dedicarsi ai singoli elementi culturali e ambientali di una destinazione. Per parlare nel dettaglio di enoturismo ci siamo rivolti a Bernardo Pasquali, autorevole giornalista ed esperto del mondo dell’enologia.

Dott. Pasquali, ritiene che le cantine veronesi siano pronte a ricevere un pubblico più ampio di eno-turisti?

Il forte appeal del vino veronese negli ultimi 10 anni e in particolare dell’Amarone e di tutta la Valpolicella, ha incrementato il flusso di turismo verso le cantine. Le prime che hanno elaborato progetti di accoglienza complessi sono state anche le più blasonate e organizzate: come non ricordare quanto hanno fatto Sandro Boscaini e Marilisa Allegrini sul versante dell’organizzazione dell’accoglienza. Ma vorrei anche ricordare le performances sempre più importanti di Tenuta Sant’Antonio nella zona di Mezzane. Ci sono realtà che stanno nascendo e pensano la cantina con un approccio già orientato all’accoglienza, con sale di degustazione e possibilità di pernottamento in location bellissime. Il compito spetterà ai produttori, soprattutto a quelli giovani.

Vino, turismo ed EXPO: promosso o bocciato?

Penso che non sia stato preparato a dovere e purtroppo, le forti divisioni che esistono tra i vari produttori veronesi non hanno certo aiutato a creare progetti lungimiranti in una visione più coordinata del territorio. C’è anche da dire che il padiglione Italia sarà “colonizzato” dalle grandi realtà produttive che certo non daranno molto spazio alle piccole realtà di vignaioli che saprebbero raccontare come nessuno la vera Italia del vino. Questo certo non ha agevolato le aziende ad investire anche in una politica di sviluppo territoriale dell’accoglienza per Expo. Verona rimane comunque uno snodo importante tra Milano e Venezia e chiunque sarà in grado di intercettare quei flussi di visitatori otterrà grandi benefici. Credo che la genialità e l’intraprendenza dei produttori e degli imprenditori veronesi e veneti saprà offrire chances e opportunità che magari ancora adesso non siamo in grado di valutare.

Quali sono i punti forza del nostro territorio in questo settore?

Verona è una meta che, non a caso, è salita nelle prime posizioni del turismo nazionale. Il vino in tutto questo ha avuto un ruolo importante con un futuro sempre più determinante. L’economia veronese in tempo di crisi ha dimostrato il vero senso del Belpaese. Se sappiamo valorizzare le nostre risorse territoriali possiamo dare una svolta all’empasse economico e sociale. Verona è storia, architettura, prodotti tipici di alta qualità, paesaggio, natura, mistero, lei non delude mai il visitatore perché offre un carnet di proposte ricchissimo.

Dati e numeri della viticoltura biologica nel Belpaese sono in costante aumento, con sempre più aziende che puntano sul bio.
 A cosa è dovuto questo passaggio?

Ricordo che una decina di anni fa alla domanda “ma lei fa vino bio?” il produttore guardava stranito ed era pronto a rispondere “non esiste il bio”! Oggi tanti di quei produttori hanno capito che produrre bio può essere un vantaggio e nel frattempo hanno attivato le conversioni dei propri vigneti. Molti lo hanno fatto per una convenienza di mercato internazionale che guarda al bio con un occhio di riguardo. Altri hanno deciso che forse l’impoverimento delle campagne è anche dovuto a trattamenti e conduzioni agronomiche per tanti anni poco responsabili e attente alla salute dell’uomo.

E lei cosa ne pensa?

Io difendo la scelta bio e spero siano sempre di più coloro che la scelgono. Ma se biologico è una frontiera molto interessante, non dimentichiamo anche tutti gli sforzi dei produttori per ridurre sempre di più la presenza di solfiti in bottiglia e per ridare naturalezza al vino. È un settore che sta andando verso una logica più salutistica. Questo passaggio sarà epocale per il mondo del vino e va verso un consumatore molto più attento che sta conoscendo l’affermarsi sempre più forte di intolleranze, allergie… Anche il vino entra a far parte di quella categoria di alimenti chiamati free from che oggi, sempre di più, stanno conquistando il mercato.