Tav, Casartigiani: la politica deve far prevalere l’interesse di famiglie e imprese

Luca Luppi presidente di Casartigiani Verona

Continua la guerra dei numeri sulla Tav e il dibattito sulla Torino – Lione è più che mai acceso, dentro e fuori i palazzi della politica, tra chi la ritiene un’opera necessaria e chi la reputa invece inutile e costosa. L’impressione è che dietro la foglia di fico di un’analisi oggettiva ci sia solamente  una scelta politica – o di assenza della politica.

Chi è a favore della Tav si concentra sull’aspetto economico e su quello ambientale: trasporto merci e persone più competitivo, riduzione del traffico su strada e conseguente abbattimento dell’inquinamento, creazione di posti di lavoro , aumento del traffico delle merci.

Secondo i contrari al progetto, il flusso di merci e di persone attraverso il confine non garantirebbe aumenti tali da giustificare un investimento come quello stanziato per la grande opera. Sui posti di lavoro che creerebbe la Tav, il fronte del no evidenzia quelli che allo stesso tempo andrebbero persi. In settori come per esempio l’agricoltura (per i lavori dei cantieri) e l’autotrasporto.

Inoltre, sul tema della difesa dell’ambiente, i no Tav si concentrano sui danni all’ecosistema naturale che provocherebbe la nuova infrastruttura. Un tema questo su cui hanno puntato il dito fin dagli anni Novanta gli abitanti della Val di Susa nel nome della salvaguardia della valle.

L’ultima tappa della vicenda è stata l’analisi costi – benefici presentata dai tecnici scelti dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e coordinati dal professor Marco Ponti ( storico ideologo del “no”) , che ha dato un esito negativo per 7/8 miliardi di euro, con un valore aggiunto sui benefici ambientali “trascurabile”.

Ed ecco il contro-dossier, in cui vengono indicati vantaggi per circa 400 milioni di euro dalla realizzazione della Torino-Lione, attribuito a Pierluigi Coppola, l’unico tra gli esperti del gruppo di lavoro incaricato dal Ministero a non firmare il documento sulla Tav. Il nodo principale che contrappone il testo di Coppola a quello del team di esperti guidati dal prof. Ponti riguarda, nella lista dei costi, il mancato gettito derivante dalle accise sul carburante e dal minor traffico dei mezzi su ruota, che secondo il contro-dossier verrebbero recuperate grazie ai benefici che potrebbero derivare dalla realizzazione della Tav in termini di riduzione del tempo di viaggio, di smog, congestione e riscaldamento globale.

Il timore è che a prevalere sia l’eccesso di politica, ovvero la sua assenza. È giusto fare valutazioni sui costi e benefici delle grandi opere, ma è dovere delle istituzioni capire quali sono i benefici che essa porta ad un territorio in prospettiva temporale. L’interesse diffuso di imprese, famiglie e società civile è il criterio a nostro avviso determinante, superiore agli schieramenti di parte.

La questione della “Vita utile dell’investimento” per esempio, contenuta nel dossier ministeriale, è assai discutibile. La vita utile del tunnel sotto le Alpi è stata calcolata in 60 anni. Ma, come è già stato rilevato, il traforo del Sempione ad esempio, aperto nel 1905, dopo 113 anni è ancora in esercizio. E con un’assunzione arbitraria di vita utile di 60 anni (1965) non sarebbe mai stato fatto.

L’Italia è piena di opere che ai tempi della loro costruzione dovevano sembrare sovradimensionate rispetto ai traffici dell’epoca. Basti pensare all’Autostrada del Sole. Infrastrutture di tale portata cambiano gli scenari da tutti i punti di vista, quindi le valutazioni non possono essere solo matematiche ma prospettiche, dunque strategiche. Questo è il ruolo della politica. E questo è ciò che le categorie produttive chiedono.