311 Verona, Vedovato: «Educazione, digitalizzazione ed economie interculturali»

Secondo il fondatore di Edulife, sono queste le tre dimensioni su cui investire nel futuro

Tra le parole che nel corso del 2020 sono entrate prepotentemente nel nostro vocabolario, oltre a quelle di carattere sanitario come “pandemia, lockdown, tampone”, va senz’altro citata la digitalizzazione. Un’esigenza già presente prima del Coronavirus, diventata vera e propria urgenza nell’agenda dei governi di tutto il mondo colpito dalla pandemia.

Cosa si intende esattamente quando si parla di trasformazione digitale? Quali sono i percorsi migliori da intraprendere per diventare una smart city?

Ecco le parole di Antonello Vedovato, fondatore di Edulife e ideatore di Verona 311, il polo innovativo cittadino con sede in lungadige Galtarossa.

Come nasce Verona 311? Quali sono le tappe che l’hanno portato a essere ciò che è oggi, il polo innovativo della città?
Antonello Vedovato

«Iniziamo col dire che 311 è un’ecosistema di capacitazione umana e professionale: in parole più semplici, è un luogo che ospita circa 140 specialisti nel campo delle tecnologie dell’intelligenza artificiale e 900 giovani ogni anno, che con noi hanno modo di fare esperienze di apprendimento non formale.

Significa che attraverso delle sfide interdisciplinari si mettono in gioco in questa sorta di alleanza intergenerazionale con gli adulti. Adulti significativi, specializzati nel proprio ambito, adulti che hanno firmato un accordo fondato su un decalogo di valori. L’ecosistema è quindi garantito da una contaminazione generazionale, fondata su valori come rispetto, impegno, amore verso queste vite che si mettono in gioco con i propri progetti esistenziali».

Contaminazione intergenerazionale che proietta inevitabilmente nel futuro. Quali sono le prospettive di una città come Verona e di uno spazio come 311?

«Secondo noi esistono fondamentalmente tre dimensioni su cui bisogna spendersi. La prima è una dimensione educativa: in un momento di cambiamento esponenziale, che la pandemia ha accelerato ulteriormente, la componente educativa è fondamentale: bisogna rimettere le persone nella condizione di poter tirare fuori il meglio di sé, da un punto di vista umano e professionale.
La seconda dimensione è quella della trasformazione digitale: non è più immaginabile fare qualsiasi mestiere senza essersi contaminati con la tecnologia.

Da questo punto di vista abbiamo scelto in particolare di lavorare con le tecnologie open source. Utilizziamo cioè tecnologie che sono già a disposizione e che con i talenti del territorio possono essere trasformate per affrontare il cambiamento di quel territorio. Ecco qui il concetto di smart: territori, land, cities, che si trasformano attraverso la digitalizzazione.

Il terzo ambito è una conseguenza dei primi due: quando hai fatto tutto bene e stai generando del potenziale, quello che produci deve essere conosciuto e venduto. Questa è la terza dimensione, quella delle economie interculturali e dei mercati internazionali. L’ecosistema 311 lavora proprio su queste tre direttrici: lo sviluppo della persona, la trasformazione digitale, il collegamento con le economie del mondo».

Dall’ecosistema 311 a Antonello Vedovato: cosa la spinge a investire con tanto impegno su giovani e digitalizzazione?

«Allora, la mia storia è una storia particolare, quella di un giovane che ha avuto grandi difficoltà cognitive e per questo si è trovato davanti alla fatica di essere emarginato; queste difficoltà sono diventate poi una spinta a specializzarmi per 30 anni in quella che è la mia passione, l’educazione, lo studio della pedagogia nel lavoro, con attenzione al mondo degli apprendimenti non formali. È la mia vita, il mio progetto esistenziale.

Ho avuto il privilegio di conoscere giganti dell’educazione in giro per il mondo e di imparare da loro, per poi ritornare a Verona e cercare, attraverso 311, di mettere a disposizione quello che ho imparato. Ma con un’idea molto chiara, cioè che non dipende più da me ma dai giovani. La cosa bellissima è che oggi la fondazione EDUlife ha un’età media di 28 anni, Verona 311 di 35 anni, per cui io sono proprio il vecchio».

Un’ultima battuta su “Talentuosità implicite, innovazioni esplicite”, il suo nuovo volume che uscirà a breve nelle librerie.

«Alcuni amici che operano in campo universitario mi hanno chiesto di descrivere un po’ il mio cammino di questi ultimi trent’anni. All’inizio mi sono trovato in difficoltà perché mi sembrava di essere troppo autoreferenziale, poi ho cercato di spiegare attraverso la mia vita molto intensa come sono avvenuti i cambiamenti che hanno portato alla nascita di Edulife e delle sue diverse anime e componenti».

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